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Frumento e etichette: Governo a lavoro per valorizzare la provenienza

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RIMA – Sostenere e incentivare l’istituzione di un sistema di tracciabilità fino all’etichettatura e ottenere così la massima trasparenza nella commercializzazione dei prodotti a base cerealicola, in particolare della pasta di grano duro. È quanto chiede al governo la risoluzione approvata oggi in commissione Agricoltura a prima firma della deputata Pd Colomba Mongiello.

«Questa risoluzione – ha dichiarato il presidente della commissione Luca Sani – ha l’obiettivo di tutelare i consumatori rendendo esplicita l’origine delle materie prime utilizzate dall’industria pastaria come frumento, fecola e farina. Di fatto l’estensione al settore cerealicolo di tracciabilità e certificazione che hanno fatto la fortuna di molti prodotti agricoli o trasformati.

Nella nostra realtà, ad esempio, questo nuovo approccio è coerente con la scommessa fatta dall’Op “Granai di Toscana” di strutturare una filiera cerealicola completa, dalla coltivazione del grano alla molitura, passando per la realizzazione di un pastificio fino alla commercializzazione del prodotto, puntando su tipicità territoriale e tracciabilità per produrre valore aggiunto.

Negli ultimi anni la redditività delle produzioni di grano duro in Italia si è costantemente ridotta con prezzi di vendita sempre più bassi per gli agricoltori e costi di produzione sul campo in progressiva salita. Nello stesso tempo, il mercato globale del grano duro sta marginalizzando i nostri cerealicoltori, con l’Italia che, dipendendo dall’estero per il proprio fabbisogno di grano duro, sta risentendo più di ogni altro Paese dello squilibro dei mercati cerealicoli. Dipendenza legata, oltre che all’insufficiente offerta nazionale, anche all’impossibilità di disporre di forniture caratterizzate da qualità omogenea e di costanza nel tempo. A fronte della necessità di coprire i propri fabbisogni nel medio periodo, la programmazione delle industrie è infatti rivolta in primo luogo all’estero (Canada, Paesi Est-Europa, Grecia Australia). Mentre il piano cerealicolo nazionale è stato approvato in conferenza Stato-Regioni a novembre 2009, ma non è ancora stato reso esecutivo e necessita di una risorse finanziarie per consentirne l’attuazione».

«Nella risoluzione – aggiunge  il presidente Sani – chiediamo quindi l’incremento della produzione nazionale senza accrescere la pressione sulle risorse ambientali, di sostenere l’aggregazione e l’organizzazione economica della filiera del grano, di adeguare il sistema della ricerca verso le reali necessità della produzione in termini di genetica, di lotta ai patogeni e di tecniche di coltivazione a maggiore resa, di favorire la nascita di un piano proteico nazionale. In particolare – sottolinea – sollecitiamo il governo ad assumere ogni utile e immediata iniziativa per fare fronte alle criticità che sta attraversando il settore del grano duro in Italia e ad attivarsi affinché si giunga all’attuazione del piano cerealicolo nazionale».

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