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Rischio sismico anche in provincia di Grosseto: «Bisogna fare prevenzione» Ance propone piano edilizio

GROSSETO – «Il sisma dell’agosto scorso conferma ancora una volta le gravissime conseguenze della mancata prevenzione dei danni a edifici pubblici e privati derivanti da calamità naturali». Afferma il direttore dell’Ance Mauro Carri. «Per l’ANCE, che nei mesi passati si è resa protagonista di azioni rilevanti alla prevenzione sul dissesto idrogeologico, dopo questo tragico evento, appare evidente la necessità di sviluppare un processo più efficace per mettere in sicurezza il territorio e il patrimonio immobiliare: abitazioni civili, immobili destinati ad attività economiche ed edifici pubblici a carattere strategico».

«L’Associazione sostiene la improrogabilità di adottare un piano dotato di risorse certe e stabili che permetta di intervenire, anzitutto, nelle aree di maggiore pericolosità sismica (Comuni di Santa Fiora e Castell’Azzara con classifica 2, ma per il dissesto idrogeologico gran parte della Provincia di Grosseto). Per quanto riguarda gli immobili pubblici per l’ANCE è necessario un piano di prevenzione del rischio sismico che, sul modello di quanto già previsto per la messa in sicurezza delle scuole e la riduzione del rischio idrogeologico, consenta una visione unitaria ed una concentrazione dei fondi». prosegue Ance

«Con riferimento al patrimonio edilizio privato, l’ANCE sta procedendo ad una valutazione dello stock distinto per destinazione d’uso, epoca di costruzione e tipologia della struttura edilizia – afferma Carri -. Per gli edifici commerciali, un tale piano dovrà prevedere la messa in sicurezza entro un periodo di 10 anni, pena la perdita dell’agibilità dell’edificio e l’impossibilità di proseguire l’attività.
Con riferimento alle abitazioni private, è necessario prevedere quattro linee d’azione».

1. Regole per aumentare il livello di conoscenza e consapevolezza del rischio da parte della popolazione.

2. Obbligatorietà della diagnosi della sicurezza dell’edificio, prevedendo la detrazione fiscale del costo per la diagnosi degli edifici nella zona sismica 2, quantomeno per quelli realizzati ante 1974.

Per le nuove abitazioni, l’obbligo di fornire all’acquirente, all’atto del rogito, la documentazione relativa alle caratteristiche tecniche e statiche dell’immobile.

3. Utilizzare la leva delle detrazioni d’imposta per interventi di adeguamento sismico, che permettano di mettere in sicurezza interi edifici e non solo le prime case, prevedere la cessione del credito fiscale e prevedere contributi aggiuntivi a fondo perduto.

4. Fissare un periodo per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza, almeno a 20 anni per quelli in zona 2.

«Nel settore privato, introdurre una qualificazione delle imprese di costruzione che operano sul mercato; una qualificazione che tenga conto della capacità di organizzare e controllare il processo produttivo per la corretta e adeguata realizzazione degli interventi, attraverso l’utilizzo delle migliori e più adeguate tecnologie costruttive, ma occorre anche un’assunzione di responsabilità della Pubblica Amministrazione che sburocratizzi e che destini efficacemente le risorse disponibili». Conclude Carri.

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