Italia Nostra «Contro gli incendi serve un consorzio tra i proprietari delle pinete»

GROSSETO – Istituire un consorzio forestale obbligatorio tra i soggetti proprietari delle pinete litoranee. È la proposta di Italia Nostra per contrastare gli incendi che stanno devastando le nostre pinete. «Quest’estate è di nuovo emergenza incendi boschivi. In alcune giornate particolarmente drammatiche, abbiamo perso una cospicua parte del nostro patrimonio forestale, naturale e paesaggistico – afferma il presidente di Italia Nostra Michele Scola -. In particolare, pochi giorni fa il fuoco ha attaccato la pineta di Principina, e solo per la prontezza operativa del sistema AIB non è successo l’irreparabile, come nel 2012. Ma la domanda non è se si ripeterà un evento come quello che distrusse 60 ettari di pregiatissima pineta ma quando».

«Le condizioni per le quali divampò quell’incendio, infatti, non sono assolutamente cambiate – prosegue Scola -. Ancora pende sulla comunità dei cittadini la spada di Damocle di quel disastro ambientale. Cosa è stato fatto fino ad oggi per la prevenzione? Cosa ha insegnato questo incendio agli amministratori pubblici? La risposta è desolante: poco o niente. Ecco che questa associazione lancia, anzi rinnova, una proposta già ampiamente sostenuta allora a piena voce, ma mai ascoltata, mai ripresa dalla stampa: istituire un consorzio forestale obbligatorio tra i soggetti proprietari delle pinete litoranee».

«Perché riteniamo questa proposta efficace – chiede Scola -? Le istituzioni stesse si sono sempre lamentate che gli interventi di gestione sono inapplicabili a causa della frammentazione della proprietà. E allora facciamo come si fa per i condomini: la Giunta Regionale emani un bel decreto che obbliga i proprietari delle particelle catastali interessate dalla pineta a riunirsi in consorzio, questo elegga i propri organi di gestione e di controllo, si faccia un piano di gestione unitario per le opere selvicolturali e di protezione per gli incendi boschivi, si attuino le misure previste da tale piano e si avvii un monitoraggio sulla loro efficacia. Risultati attesi: la gestione unitaria permetterà una visione ed una pianificazione ad ampio raggio, il consorzio potrà attingere a finanziamenti pubblici, ci sarà bisogno di impiegare manodopera per i lavori da eseguire, i posti di lavoro aumenteranno anche per la necessità dell’amministrazione del consorzio, il paesaggio e la qualità ambientale miglioreranno, con positivo effetto sull’indotto ricettivo e sulla qualità dei servizi forestali».

«Gli strumenti gestionali ci sono: le esperienze del prof. Vittorio Leone sulla gestione selvicolturale dei combustibili forestali, e i dettami del prof. Orazio Ciancio sulla selvicoltura sistemica. Gli obiettivi della gestione avranno una chiara priorità: l’aumento delle funzioni ecosistemiche del bosco, quelle naturali e paesaggistiche e, non per ultime, anche quelle produttive. Perché in un bosco ben gestito, quando sono assicurati i servizi ecosistemici, la funzione produttiva segue come un effetto scia. I costi e i ricavi della gestione saranno distribuiti, come nei nostri condomini, in millesimi, secondo la proprietà. Se un proprietario non fosse d’accordo, la Regione potrebbe offrirgli un giusto prezzo per acquisire la proprietà privata al demanio pubblico. La comunità dei cittadini e la cittadinanza attiva, così come gli enti territoriali e le associazioni portatrici di interessi diffusi, potrebbero partecipare ai processi decisionali – conclude Scola -, come previsto dalla normativa regionale».

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