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Pd, il partito evita il commissario: rimane Simiani affiancato dalla “super” segreteria

GROSSETO – Alla fine l’accordo è stato trovato. Nessun traghettatore per il partito, ma un mandato circoscritto a Marco Simiani, segretario provinciale dimissionario, per accompagnare “scortato” il Pd verso il prossimo congresso.

A decidere la linea “italiana” l’assemblea provinciale 8riunita questa mattina all’Hotel Gran Duca di Grosseto) che a larga maggioranza e con un solo voto contrario ha approvato la risoluzione meno violenta. Marco Simiani rimane a guidare il partito insieme ad una super segreteria formata dai segretari comunali delle Unioni più rappresentative.

Una scelta di compromesso anche per la vicinanza temporale del referendum costituzionale e dell’importanza che a carattere regionale e nazionale è stata data a questo passaggio politico e istituzionale per il Partito democratico e per il premier Matteo Renzi.

All’assemblea erano presenti 66 delegati. Oltre a Simiani e alla presidente dell’assemblea Barbara Pinzuti ha partecipato ai lavori anche Antonio Mazzeo, responsabile regionale organizzazione Pd.

Ecco il documento di premessa presentato dal sindaco di Castel del Piano Claudio Franci:

«La tornata elettorale appena conclusa è stata estremamente dolorosa per il Partito Democratico, ed ha manifestato, nella quasi totalità delle città in cui si sono svolte le consultazioni, un chiarissimo malessere dei cittadini. Nei ballottaggi si è reso ancora più evidente quanto era emerso già dai risultati del primo turno: una potente voglia di cambiamento del corpo elettorale.

Quel che si nota, in generale in questo periodo di crisi, di incertezza e di gravissima mancanza di lavoro, è la sfiducia dei cittadini verso coloro che li hanno governati, nella speranza che il cambiamento porti sollievo alle precarie condizioni di vita. Risulta del tutto evidente come il risultato del PD si collochi al di sotto di ogni peggiore aspettativa. Eppure vediamo anche dei segnali di disponibilità degli elettori verso di noi (ed alcuni risultati positivi ce lo confermano), quando il nostro partito risponde alle esigenze di apertura e di innovazione che avanzano dalla società. E’ l’intero Partito Democratico che esce sconfitto da queste elezioni ed è compito di una classe dirigente matura interrogarsi sulle cause reali della sconfitta, sapersi assumere le responsabilità e, contemporaneamente, proiettarsi al futuro, individuando il modo migliore per ripartire.

Le sconfitte di Grosseto, di Orbetello e Roccalbegna devono costituire un segnale importante su cui riflettere. Pur con i necessari distinguo dovuti alle peculiarità di ciascuna realtà, non è difficile scorgere i germi di concause comuni a tutte le realtà, con le quali il Partito Democratico quotidianamente deve fare i conti: la difficoltà ad intercettare il disagio dei ceti meno abbienti, sempre più drammaticamente numerosi, la difficoltà ad essere riconosciuti come interlocutore privilegiato dalla piccola e media impresa. Altra motivazione importante sono stati gli attriti e le lacerazioni interne al partito. La ripartenza non può che essere una: quella della compattezza e dell’unità d’intenti.

Nelle difficoltà una classe dirigente responsabile, lungimirante e capace di anteporre il senso di comunità ai tornaconti personali o alle rivalse private si compatta. Soprattutto la necessità della vittoria del sì nel referendum impone che da questa assemblea emerga un chiaro messaggio di unità di intenti ed un convinto impegno a camminare tutti insieme come comunità, superando l’atteggiamento da congresso permanente che ci ha, purtroppo, troppo spesso caratterizzato. Si gioca una partita fondamentale per il Paese, che ha finalmente l’opportunità di vedere approvata una riforma, certo perfettibile, ma attesa per oltre 30 anni e non più rinviabile, pena perdere l’ultimo treno per completare l’ammodernamento dello Stato e ricollocarsi a testa alta nello scacchiere geopolitico ed economico internazionale. la fase tormentata che stanno vivendo gli Enti Locali, stretti fra riorganizzazioni dell’assetto istituzionale, dei servizi e dei tagli alla spesa pubblica.

I Comuni vivono oggi una pesante incertezza: diminuzione delle risorse locali, Patto di Stabilità, contrazione della spesa, blocco dei trasferimenti dallo Stato ai Comuni, pareggio di Bilancio sono concetti entrati ormai fin troppo prepotentemente nella quotidianità Enti Locali, che, in piena stagione di riassetto istituzionale, con lo stato decadente delle Province, il riordino dei distretti sanitari, la ridefinizione dei perimetri di area vasta, si trovano in uno stato di emergenza ed incontrano una difficoltà sempre crescente ad intervenire sui servizi pubblici locali. Il quadro si complica vista la forte presenza di amministrazioni di centro-destra, con cui bisogna avere un necessario dialogo al fine di gestire tutte le scadenze amministrative che si apprestano all’orizzonte. In questo contesto i nostri amministratori devono assumersi la responsabilità di essere i punti di riferimento di questo dialogo visto che ne hanno il ruolo, poiché eletti, considerando anche che con il proprio impegno e la propria dedizione rappresentano il primo biglietto da visita con cui il nostro partito si presenta ai cittadini. Per tutto ciò occorre un quadro politico che affronti questi prossimi impegni con grande generosità, conoscendo i limiti di questa fase, tenendo e presidiando il partito dal punto di vista organizzativo per poi lasciare il passo ad un nuovo gruppo dirigente che potrà insediarsi con mandato pieno con il prossimo, imminente congresso. Per questi motivi si chiede al segretario provinciale Marco Simiani di coordinare una segreteria forte composta da segretari delle Unioni Comunali rappresentativi delle diverse aree territoriali e gli istituzionali, con il mandato preciso di portare avanti in maniera compatta la battaglia referendaria, fino al nuovo congresso territoriale.

Al fine di dare impulso all’attività è bene che la segreteria si doti di uno staff organizzativo di supporto al territorio e ai comitati per il referendum. L’operatività di tutto il partito provinciale deve essere al massimo. Per questo motivo occorrerà che tutte quelle Unioni Comunali e i Circoli attualmente sprovvisti di un Segretario ritrovino immediatamente un assetto tale da garantire l’efficienza, l’operatività e la ripartenza, tenendo ben presente che solo con il rispetto e la condivisione delle regole e la correttezza dei comportamenti possiamo ritrovare unità e compattezza per il futuro. In particolar modo, occorrerà compiere uno sforzo concreto nel comune capoluogo.

Se l’Unione Comunale non riuscisse ad uscire dall’attuale stallo, il segretario territoriale, dovrebbe richiedere il commissariamento secondo le regole dettate dallo Statuto, per impostare un percorso di ricostruzione del partito sicuramente utile anche a aiutare gli altri territori provinciali in difficoltà.»

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