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La gioia della Chiesa di Grosseto per il Grifone d’Oro a Nomadelfia

GROSSETO – La Chiesa di Grosseto gioisce per la scelta di assegnare il Grifone d’Oro, massimo riconoscimento della Città, alla comunità di Nomadelfia.

«E’ un premio – dice il vescovo di Grosseto Rodolfo Cetoloni – che diventa impegno comune perché i valori che, fin dal suo insediamento a Grosseto, la comunità fondata da don Zeno Saltini ha offerto a tutti, siano davvero un patrimonio che costruisce il territorio».

«Nomadelfia è la comunità dove la norma di vita è l’amore fraterno, che si realizza in una forma evangelica di vita insieme, di apertura e di accoglienza di quelle periferie esistenziali che papa Francesco ci indica continuamente come l’orizzonte entro il quale scorgere i volti dell’umanità ferita verso cui esercitare la compassione».

«Nomadelfia, altresì, è la comunità che ci propone uno stile nuovo nel vivere la dimensione familiare, come rete di relazioni resistenti, feconde, capaci di attraversare le generazioni in una logica di solidale condivisione delle diverse fasi della vita».

«Nomadelfia, infine, è la comunità che propone anche un modello educativo capace di prendersi cura della persona nella sua integralità: intelligenza, cuore, sensibilità, competenze, relazionalità».

«Negli anni il rapporto tra Nomadelfia e il territorio è sempre stato improntato all’amicizia, alla simpatia, al sostegno, ma il premio del Grifone d’Oro, che verrà ufficialmente consegnato la sera del 10 agosto, a conclusione delle celebrazioni del nostro patrono san Lorenzo, deve generare nuovo impegno da parte di tutti, affinché la proposta di Nomadelfia diventi stile per questa terra».

«Siamo anche noi attraversati da fatiche, difficoltà, sentimenti di paura, di diffidenza, a volte di indifferenza: il Grifone d’Oro a Nomadelfia ci dice, invece, che c’è un’altra strada che tutti insieme, stimolati dalla comunità fondata da don Zeno, possiamo imboccare. E’ quella della fraternità senza riserve, in cui al centro c’è sempre l’altro con la sua dignità, il suo vissuto, il suo portato di esperienza, di doni, di talenti e di fragilità, da assumere come doni e fragilità di tutti».

«Mi auguro davvero che questo premio susciti nella nostra comunità un bisogno di riflessione ulteriore».

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