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Banca Popolare di Vicenza: anche a Grosseto via ai procedimenti di mediazione

Confconsumatori assiste i primi 9 grossetani che hanno visto andare in fumo risparmi fino a 80mila euro: le azioni sono crollate da 62,5 a 0,10 euro

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GROSSETO – Il crollo delle azioni di Banca Popolare di Vicenza ha fatto vittime anche in Maremma. E Confconsumatori Grosseto sta già assistendo 9 risparmiatori grossetani, in gran parte anziani, che hanno visto andare in fumo le azioni Bpvi: si tratta di risparmiatori che hanno acquistato da un minimo di 6.250 euro di azioni fino a circa 80mila euro. In totale, investimenti per circa 116mila euro. Nessuno di questi era un investitore: sono stati indotti a comprare azioni per ottenere condizioni più favorevoli su altre operazioni bancarie. Si erano rivolti alla banca per chiedere un mutuo o per garantire l’acquisto della prima casa dei figli (nella foto: Marco Festelli e Roberto Alessi)

«Molti di questi – dicono Marco Festelli e Roberto Alessi di Confconsumatori – non avevano alcuna intenzione di investire in azioni della banca: si erano rivolti all’istituto bancario per chiedere un finanziamento e, cedendo alle lusinghe dei dipendenti della stessa banca, ne sono diventati soci acquistando un pacchetto di un minimo di 100 azioni a 62,50 euro ciascuna. Azioni che adesso, a distanza di circa un anno, si sono deprezzate fino ad arrivare a valere 10 centesimi ciascuna. La banca aveva tentato di quotarsi in Borsa ma il mercato ha bocciato l’operazione: Bpvi ha evitato il fallimento solo grazie all’intervento del Fondo Atlante, ma la conseguenza è stata appunto il crollo del valore dei titoli azionari». Un valore, in pratica, azzerato. Si tratta di titoli non quotati sul mercato, la cui valutazione è rimessa al Cda della banca. Sono ed erano, quindi, titoli praticamente invendibili e assolutamente sbagliati come investimento finanziario. Molto più di una beffa: molti di quei risparmiatori, infatti, non avendo la disponibilità della somma minima necessaria per acquistare quelle azioni, cioè 6.250 euro, si sono visti rifilare un mutuo al tasso agevolato dell’1% annuo e oggi continuano a pagare rate per titoli che non valgono 6.250 euro bensì solo 10 centesimi. E in diversi casi il mutuo erogato per la prima casa è stata maggiorato della somma occorrente a coprire il costo delle azioni. In pratica. La banca proponeva operazioni ad hoc per finanziare l’acquisto delle azioni. «Per fortuna, in mancanza di qualsiasi intervento degli organi istituzionali di controllo, come la Consob e la Banca d’Italia – spiegano ancora Festelli e Alessi – la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza 19559 del 30 settembre 2015 ha decretato la nullità dei mutui erogati dalla banca con l’unica finalità di cedere prodotti finanziari propri, men che mai quando il rendimento è incerto o ignoto. E il 23 giugno si terranno i primi 6 procedimenti di mediazione contro la Banca Popolare di Vicenza dinanzi all’organismo di conciliazione e arbitrato in Camera di commercio. Se la mediazione andrà a buon fine ci potrebbe essere un’offerta economica della banca, altrimenti procederemo con un’azione civile al tribunale di Grosseto. E confidiamo che Bpvi non voglia affrontare una serie interminabile di giudizi civili». In Toscana si contano almeno undicimila azionisti di Banca popolare di Vicenza, con un pacchetto minimo di 6.250 euro.

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