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Un cippo per ricordare Elena Maestrini «Il dolore ha unito un paese» fotogallery

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GAVORRANO “Non dire mai che i sogni sono inutili perché inutile è la vita di chi non sa sognare.” Sono queste le parole, prese in prestito da Jim Morrison, con cui l’Auser e tutta la comunità gavorranese vuole ricordare Elena Maestrini.

Sono stati momenti di commozione, sabato pomeriggio, nel parco della sede dell’Auser, dove l’associazione di volontariato insieme all’amministrazione comunale e tutta la comunità hanno assistito alla cerimonia per ricordare la studentessa scomparsa nel tragico incidente di pullman in Spagna, radunati intorno all’albero e una grande pietra commemorativa che l’associazione ha voluto custodire nel giardino pubblico dell’Auser. Autorità, amici e conoscenti si sono stretti intorno ai genitori di Elena, babbo Gabriele e mamma Roberta che ricopre anche la carica di vicepresidente e segretaria dell’Auser e dove in questi lunghi mesi la famiglia ha trovato la vicinanza di molte persone.

Vasco Sammicheli, presidente dell’associazione di volontariato, nel suo intervento ha ricordato, commosso, le interminabili ore del mese di marzo in cui un paese intero stava con il fiato sospeso in attesa di notizie positive sulla sorte della studentessa gavorranese e “l’incredulità di fronte alla tragedia che ha spezzato tutti i confini, unendo un territorio intero come solo il dolore sa fare. Elena – sottolinea rivolto ai genitori – era la vostra figlia, spensierata e piena di vita, e tutto questo non è giusto, ma nella consapevolezza dell’enorme vuoto che ha lasciato, soprattutto a voi, vorremmo che ogni qualvolta che qualcuno si fermerà in questo parco e sotto questa pianta, per una riflessione o una preghiera, una piccola scintilla possa un attimo attenuare il vostro dolore.”

“Un pezzettino di Elena ce lo portiamo tutti nel cuore” sono state le parole del sindaco Elisabetta Iacomelli che ha voluto essere presente, non solo in veste di primo cittadino ma anche come genitore a sua volta e ha aggiunto “spero di avere la vostra forza di lasciare che le mie figlie vivano la loro esperienza.”

Il padre di Elena, Gabriele Maestrini, in questi mesi non si è arreso a quel dolore grande e incomprensibile che ha invaso la sua esistenza. Insieme a Roberta e le altre dodici famiglie cerca di reagire, per fare sì che il suo stesso destino non si ripeta e che sia fatta chiarezza sugli avvenimenti, reclamando una giustizia che forse non potrà consolare ma che è necessaria. Insieme stanno fondando un’associazione per promuovere la sicurezza dei trasporti di studenti, perché, da quanto sta emergendo dalle indagini “è una tragedia che poteva essere evitata. Pare che l’autista non avesse fatto il riposo dovuto che la stessa sera avesse manifestato un malessere fisico durante una cena con i colleghi.”

“Morire in questa maniera, fra l’altro in uno scambio Erasmus che rappresenta un’esperienza bellissima di arricchimento, sia personale che formativo, è tragico e inammissibile – prosegue Gabriele Maestrini che si rivolge anche ai parlamentari europei -. Per questo il progetto Erasmus dev’essere da subito organizzato in modo da evitare simili tragedie. Non dimentichiamoci che gli autobus sono come piccoli aerei che volano sull’asfalto, con 60 persone a bordo, ignare di quello che potrebbe succedere ma fiduciose di coloro che hanno la responsabilità del viaggio. Noi, insieme agli altri genitori, stiamo cercando di reagire per non dimenticare le tredici ragazze, figlie non solo nostre ma anche dell’Europa, per fare sì che il loro nome sia tramandato e tutto questo non sia stato inutile.”

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