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Dieci anni di un progetto vincente: si celebra il ritorno in Maremma del falco pescatore

ALBERESE – Un ritorno gradito, all’interno di un progetto che compie dieci anni e che ha avuto uno sviluppo insperato. Il falco pescatore da tempo è tornato in Maremma, terra che in passato gli apparteneva. Sparito per colpa dell’uomo, è ritornato per volere dello stesso, grazie a un progetto vincente che ha consentito di reintrodurre con successo questa specie protetta. Quarant’anni senza nidificazione nell’area maremmana, poi la reintroduzione con il percorso iniziato dieci anni fa e che ha dato il primo grande risultato nel 2011.

«Al momento ci sono tre nidi, uno nel Parco della Maremma, due nella Diaccia Botrona. Nella nostra zona abbiamo una decina di adulti, più i giovani delle nidiate che devono involarsi – spiega Andrea Sforzi, direttore del Museo di Storia Naturale della Maremma e responsabile del progetto -. Nel 2011 abbiamo ottenuto il primo risultato, nel 2014 il falco pescatore si è riprodotto anche nella Diaccia Botrona. Ora il progetto si è esteso anche al Parco dell’Arcipelago Toscano, passaggio d’unione con la Corsica, visto che un tempo l’area di insistenza del falco pescatore era tutta collegata: dall’isola francese alla Maremma. Il progetto adesso include proprio la Corsica e anche la Sardegna, in modo da poter lavorare in maniera più completa sull’area del Mediterraneo centrale».

Gli spostamenti del falco pescatore sono monitorati quotidianamente grazie a delle piccole trasmittenti satellitari che segnalano ogni spostamento. Una tecnologia che aiuta moltissimo lo sviluppo del progetto. Inoltre sono stati collocati dei nidi artificiali per unire le popolazioni corse a quelle maremmane. Unione che necessariamente dovrà passare dalle isole dell’arcipelago toscano. «Il progetto originario è proprio quello di ricostruire la popolazione di un tempo, collegando la Corsica con la Maremma – spiega Giampiero Sammuri, presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano -. Per questo sono stati predisposti nidi artificiali a Montecristo, Capraia e Giannutri, in modo da estendere il concetto di popolazione. C’è stata un’escalation insperata nei primi 5 anni anni del progetto, in cui è arrivata la nidificazione, ora è lecito attendere dai due ai quattro anni per vedere il falco pescatore anche nelle isole dell’arcipelago».

«In questo decennale ci sono tutti gli elementi di grande successo – aggiunge Lucia Venturi, presidente del Parco della Maremma -. Il progetto è partito da qui, e con orgoglio possiamo dire che ha dato risultati importanti. Oggi quello che abbiamo voluto fare è riunire i protagonisti di questa idea. Il progetto non è concluso, ma prevede l’allargamento con l’obiettivo di creare una colonia stabile nel Mediterraneo».

«Abbiamo messo insieme un percorso che ha dato risultati significativi e in fretta, grazie ad una forte cooperazione – conclude Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente -. E’ la dimostrazione che l’uomo può fare tanto sul tema della salvaguardia della biodiversità. La Maremma si conferma territorio ideale per garantire la tutela e lo sviluppo ecologicamente sostenibile. E’ un segnale di fertilità della nostra terra, anche per il futuro».

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