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Giudice del lavoro, Enegan «Dal dipendente offese gratuite a Bismuto»

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GROSSETO – «Non si può minare dignità, decoro ed autorevolezza del datore di lavoro. L’Azienda è aperta alle critica, ma non può tollerare insopportabili e gratuite offese». Così l’avvocato Roberto Baccheschi, legale di Enegan, commenta la sentenza del tribunale che impone il reintegro del dipendente licenziato dall’azienda.

«Oltre a “ragiono meglio io di chi ha il doppio degli anni di me”, frase pronunciata durante una riunione aziendale, alla presenza di decine di lavoratori e rivolta all’Amministratore delegato dell’Azienda, Massimo Bismuto – afferma Baccheschi – Gabriele Sicilia si era anche rivolto ai colleghi con la frase “vi dovete indignare”, incitandoli evidentemente a ribellarsi alle decisioni dell’Azienda in tema di orari e turni di lavoro».

«Inoltre il lavoratore già in passato aveva definito “furbetto” l’Amministratore delegato di Enegan spa, Massimo Bismuto, ed anche tale insopportabile epiteto era stato pronunciato di fronte ad altri lavoratori. Termine utilizzato peraltro a sproposito, visto che il lavoratore aveva la pretesa di ricevere una paga non commisurata ad inquadramento e mansioni contrattualizzate, bensì al possesso di un titolo di studio». Continua il legale di Enegan.

«Enegan spa da sempre osserva, nei confronti dei lavoratori, un codice etico improntato a correttezza e collaborazione – si legge nella nota -, mai ha coltivato contenziosi coi propri dipendenti, ha sempre implementato le buone relazioni tra Azienda e maestranze: ciò non può però consentire ad alcuno di minare dignità, decoro ed autorevolezza del datore di lavoro. L’Azienda insomma è aperta alle critica, ma non può tollerare insopportabili e gratuite offese. Enegan spa naturalmente prende atto e rispetta la decisione del Giudice, che tuttavia non ritiene condivisibile laddove afferma che le frasi non hanno valenza offensiva e denigratoria della figura dell’A.D. e pertanto si riserva di proporre gravame contro di essa. Anche perché è lo stesso Giudice a definire il lavoratore come “Masaniello aziendale”: e come noto Masaniello fu un ribelle, simpatico ma ribelle».

«Spiace poi che il lavoratore, sentito in udienza, abbia dapprima dichiarato di rinunciare alla reintegra e che abbia poi rifiutato la proposta conciliativa avanzata da Enegan spa, posta negli stessi termini indicati dal Giudice in udienza». Conclude Baccheschi.

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