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«Per Montepescali una criminale agonia». La denuncia di Carlo Vivarelli

GROSSETO – «Ho passato anni della mia prima gioventù a Montepescali: giocavamo a calcio, giovanissimi. Ricordo una località bellissima, ed è ancora bellissima, con un passato di Libero Comune. Ho ritrovato una località distrutta, insultata, umiliata dallo Stato italiano. Non un negozio, non esiste più un Ufficio Postale, non si può pagare una bolletta, né comprare quasi niente. Gli anziani sono praticamente prigionieri all’interno delle mura, in parte cadenti, assistiti dalla comunità, altrimenti creperebbero come cani». Inizia così la nota dura e polemica di Carlo Vivarelli, candidato sindaco di Toscana Stato, il movimento per l’indipendenza della Toscana.

«I farmaci – dice ancora –  arrivano due volte a settimana, grazie ai volontari e ad un auto ad uso gratuito concessa dai valvassori dello Stato italiano. Il Bar non può mettere i tavolini fuori perché dovrebbe pagare una tassa di suolo pubblico degna forse di Venezia. Il piccolo, bellissimo, e imperdibile Museo gestito dagli Usi Civici, la cui situazione gestionale deve essere immediatamente affrontata e risolta dall’Amministrazione comunale di Grosseto, è chiuso perchè inagibile, e a rischio depredazione da parte di qualche museo fiorentino, cosa contro la quale mi batterò personalmente. Il lombardo, sempre gli altri sembrano amare più di noi con passione la nostra terra!, che lavora nel suo laboratorio di ceramiche, un benemerito, contornato da una selva di porte chiusa sulla via, sembra parte di una visione, più che un’attività artigianale».

«Il Bar ristorante, e l’altro ristorante, il circolo ACLI, il palazzotto della Società di Mutuo Soccorso, invito la Mutuo a presentare un progetto di recupero, dove ancora resiste alla barbarie italiana un ambulatorio ed un medico, sembrano perdenti, dignitosi araldi coperti di stracci, di un mondo distrutto dai saraceni italiani».

«Le targhe sui muri che riportano le regole che il Libero Comune di Montepescali, imperdibile quella che comunica una multa agli appartenenti alla Comunità che non vanno ad accompagnare i morti al cimitero, sono messaggi nella bottiglia che dicono: “veniteci a salvare prima che lo Stato italiano ci distrugga del tutto!”. Lo Stato italiano è fallito, il suo debito pubblico è insostenibile, e il crollo dello Stato è inevitabile, viste le regole europee sul pareggio di bilancio, che non potranno essere mai, assolutamente mai essere rispettate. Le mafie in Toscana, provenienti da tutto il mondo grazie alla follia dell’immigrazione, certificate dalla stessa Regione, sono 35, mentre fino agli anni cinquanta non ne esisteva nemmeno una, la tassazione su persone e imprese è una follia illegale, dato che la Costituzione stessa prevede che la tassazione stessa non possa superare la soglia della sopravvivenza sia degli individui che delle imprese. Invito la popolazione maremmana ad alzarsi in piedi e a lottare contro lo stato italiano che distrugge le nostre comunità e che non consente al popolo toscano, l’unico ed il solo che abbia il diritto di vivere, di riprodurre le condizioni della propria esistenza e di prosperare nel territorio della Toscana, di vivere».

«Vogliamo lottare in modo definitivo contro chi vuole distruggere etnicamente il nostro popolo e svendere la nostra terra agli invasori stranieri, siano esse etnie nemiche della libertà o multinazionali. Lo Stato italiano è fallito, così come ormai smascherata è l’intenzione predatoria dell’entità esterna chiamata Unione Europea, e Stato italiano e Unione Europea ammettano il loro totale fallimento, e consentano alle comunità grandi e piccole della Toscana di governarsi per porre fine allo stato di evidente, progressiva distruzione di esse comunità, sia dal punto di vista economico, che sociale, che etnico. La Toscana appartiene per diritto di proprietà ai toscani, e a coloro che in pace ed in legalità sono nati e cresciuti nella nostra terra. Delinquenti, invasori e criminali delle multinazionali che vogliono produrre il formaggio senza latte con le loro polverine velenose, possono accomodarsi, e subito, fuori dal nostro territorio».

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