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Codice degli appalti, Cgil: «dipendenti appesi a un filo»

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GROSSETO –  «Con il nuovo “Codice degli appalti” si è persa un’altra occasione, colpendo ancora l’anello debole della catena: i lavoratori». Lo sostiene Andrea Ferretti, segretario provinciale di Filcams Cgil maremmana, che è molto critico sulle modifiche introdotte dal Governo al testo del Codice pubblicato in Gazzetta ufficiale, rispetto a quello che era uscito dalle Commissioni parlamentari.

«Tre sono le modifiche che ci scandalizzano – rincara la dose Ferretti – Ma la peggiore è senza dubbio l’aver reso facoltativo da parte delle stazioni appaltanti il ricorso alla “clausola sociale per la stabilità occupazionale”. Questo, infatti, significa rendere potenzialmente ancora più precari e meno tutelati i lavoratori degli appalti delle pulizie di scuole, uffici pubblici e mense scolastiche, oppure quelli che gestiscono servizi essenziali come l’assistenza a disabili e anziani, piuttosto che l’accoglienza e i servizi in musei e biblioteche. Se chi appalta decide di non applicare la clausola di tutela, con il cambio di appaltatore i lavoratori che dipendevano da quello precedente perderanno lavoro e il diritto alla continuità dell’impiego. Ancora una volta si sono favoriti gl’interessi di pochi (le imprese) a discapito di quello di molti (i lavoratori).

Parallelamente – aggiunge il segretario della Filcams – sarà obbligatoria l’indicazione in sede di offerta della terna dei subappaltatori solo per gli appalti sopra soglia comunitaria, quando è noto a tutti che l’80% dei contratti riguarda appalti al di sotto del milione di euro.  Né è stato recepito l’accordo tra le categorie sindacali delle costruzioni e il Mit per quanto concerne la salvaguardia occupazionale dei lavoratori impegnati nelle concessioni autostradali.

Insomma – conclude Ferretti – il Governo ha fatto una scelta di campo precisa contro il mondo del lavoro, riuscendo al contempo a vanificare l’ottimo lavoro svolto dalle Commissioni parlamentari competenti e scavalcando gli accordi sindacali. Forse è anche per questo atteggiamento che non riusciamo a star dietro alle persone che vogliono firmare per la Carta universale dei diritti del lavoro».

 

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