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Mascagni apre la “casa del sindaco” e il centrosinistra ritrova unità e un nuovo alleato fotogallery

GROSSETO – «Si vedrà all’apertura del mio comitato chi vorrà sostenermi». Aveva parlato così Lorenzo Mascagni, appena un paio di giorni fa, e oggi all’inaugurazione della “casa del sindaco” (il nome della sede elettorale in via Oberdan), l’avvocato sembrava soddisfatto. Al taglio del nastro infatti è balzato agli occhi dei cronisti e non solo che intorno a Mascagni si sono riunite un po’ tutte le anime del Partito democratico e dell’alleanza di centrosinistra.

Dalla nuova componente di Passione Grosseto con Rinaldo Carlicchi, Fausto Giunta e Roberto Valente, all’ala renziana con il segretario provinciale Marco Simiani, da Campo democratico con Massimo Alessandri e Anna Guidoni, agli esponenti della giunta uscente con il sindaco Emilio Bonifazi e gli assessori, da Luca Sani a Leonardo Marras, da Simone Marchetti ai socialisti con Luciano Giorgi a Leonardo Culicchi di Gente di Grosseto. E per la prima volta nel dopo primarie c’era anche una cospicua rappresentanza di “borghiani” con in testa proprio Paolo Borghi che aveva già annunciato la sua presenza per dare una mano a Mascagni.  Che tutte le tensioni dei giorni indietro siano già passate è difficile crederlo, di certo l’iniziativa di questa sera rappresenta una prova generale d’intesa.

Insieme a Mascagni poi c’era anche Simona Bonafè, europarlamentare Pd, arrivata in Maremma per sostenere i candidati sia a Grosseto che a Castiglione.

«Oggi se sono qui a fare gli onori di casa – ha detto Mascagni improvvisando una sorta di comizio sopra un gradino delle scale – è perché sono stati 6600 cittadini a volerlo. Vedo tanti volti oggi e in ognuno di voi vedo il tatto dominante della nostra campagna: la speranza. Noi non faremo promesse mirabolanti, ma proposte concrete».

Poi riferendosi alle fughe in avanti di questi giorni e alle tensioni tra alleati ha voluto ribadire la sua linea sul futuro dell’amministrazione. «Se oggi sono stato scelto io che non ho mai sgomitato per fare questo percorso, è perché forse c’era bisogno di qualcuno che avviasse una rivoluzione della classe dirigente. Perché io ho a cuore prima il bene della città degli interessi personali».

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