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Startup in Maremma: un quadro deludente

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GROSSETO – Con la recente pubblicazione del rapporto “Le startup nel contesto dell’imprenditoria toscana” curata dall’Ufficio regionale di Statistica, è giunto il momento di fare una breve riflessione sulla realtà imprenditoriale del nostro territorio.

Dallo studio basato sui dati raccolti nel corso del 2015 dalle Camere di Commercio, è emerso un quadro più che incoraggiante sullo sviluppo in Toscana di queste nuove realtà imprenditoriali: contro una media nazionale che sfiora il 39 %, le startup innovative nella nostra regione rappresentano il 41,1 % del totale, ben 302 unità, le quali a loro volta costituiscono il 6% del panorama italiano. Grazie a questi ottimi risultati, la Toscana occupa la settima posizione nella classifica delle regioni più “startup-friendly” del Paese.

Se andiamo ad analizzare i dati scomposti per settore, vediamo che è nei servizi che si segnala il maggior numero di nascite di imprese innovative, le quali costituiscono ben il 78% del complesso; formano invece il 26% delle startup regionali le aziende che si sono focalizzate sulla ricerca scientifica, a fronte di una media italiana intorno al 20%. Stiamo parlando nello specifico di società specializzate nella consulenza informatica, nello sviluppo di software e di attività connesse ai servizi di informazione in generale. In forte aumento sono anche le aziende che gestiscono le compravendite di beni online, in particolare quelle specializzate nell’acquisto di auto usate.

A fare ancora di più sperare per il futuro di queste piccole realtà è l’arrivo (in ritardo) dei fondi europei della programmazione 2014-2020, grazie ai quali la regione Toscana potrà beneficiare di oltre 4 milioni di euro di finanziamenti che saranno destinati proprio all’incentivazione delle startup.

Andando poi leggere la classifica nazionale delle città con il maggior numero di startup innovative, è Firenze a fare la parte del leone in Toscana: con 131 aziende registrate alla fine del 4° trimestre 2015, il Capoluogo occupa un onorevole sesto posto in tutta la penisola, preceduta da Milano (756), Roma (433), Torino (268), Napoli (164) e Bologna (147). Seguono più a distanza, ma comunque con dei buoni risultati, Pisa, Prato, Sesto Fiorentino, Cascina e Lucca.

E in Maremma?

In Maremma nel corso del 2015 sono nate solo due startup innovative, nello specifico nella provincia di Grosseto: si tratta della Capital Eden, specializzata nei servizi, e la ditta artigianale Blue Wave. E questo e tutto. Parliamo di un dato imbarazzante non solo se paragonato alle performance di Firenze, ma anche a quelle di città meno rilevanti quali Siena (28), Arezzo (20) e Livorno (17). A livello nazionale Grosseto detiene il terz’ultimo posto per numero di start-up nate lo scorso anno e addirittura l’ultimo posto se il numero di queste viene messo in relazione all’estensione del territorio.

I pessimi risultati dell’imprenditoria maremmana possono essere in piccola parte giustificati dalla tendenza di città più grandi, quali Firenze ad esempio, ad attirare sul loro territorio imprese ad alto contenuto innovativo provenienti anche da altre zone. Resta comunque il pericolo che la Maremma venga sempre di più esclusa a livello nazionale e regionale dalle opportunità e dai benefici generati dallo sviluppo di queste nuove realtà. La soluzione? Favorire al più presto la creazione di distretti industriali aggregando imprese già presenti sul territorio, in modo che venga incentivato lo scambio di risorse e know-how.

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