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Maltrattamenti. Un pugno nello stomaco, tra paura e rabbia. E la politica che si divide

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GROSSETO – Come un pugno nello stomaco i grossetani hanno scoperto all’improvviso il dolore che non ti aspetti. Quel sentimento misto di paura e rabbia, di schifo e vendetta, ma anche di impotenza che viene fuori quando la violenza colpisce chi non può difendersi. Peggio ancora se la vittima di tanta crudeltà gratuita sono i nostri figli. Dico nostri, perché dentro a quell’asilo è come se fossero stati maltrattati i figli di tutti i grossetani e di tutti i maremmani. Le immagini choc che anche noi, sulle nostre pagine, abbiamo pubblicato, sono lì a dimostrare di come la violenza possa colpire anche chi, inerme, indifeso e vulnerabile diventa l’oggetto di comportamenti che non sono comprensibili.

Le cronache nazionali hanno raccontato episodi simili a quelli che in questi giorni riguardano l’asilo di via Tintoretto, ma quando la cronaca, spesso distante, diventa così vicina come nel caso dei piccoli che frequentavano quell’asilo, allora la città si scopre più povera e indifesa. E non basterà qualche offesa sui social o la minaccia di farsi giustizia da soli o ancora la scritte offensive sul cancello dell’asilo a superare questo momento. Non basterà appagare l’appetito di vendetta e di giustizialismo, non basteranno i processi e le condanne a voce.

Per superare questo momento la  risposta deve venire dalla comunità. La giustizia farà il suo corso, i procedimenti penali faranno luce e chiarezza su tutte le responsabilità, intanto però sarebbe bene che la città si muovesse insieme, iniziando dalla politica. Tra meno di due mesi ci saranno le elezioni amministrative: i grossetani sceglieranno il nuovo sindaco e la campagna elettorale è ormai entrata nel vivo. Proporre però oggi soluzioni o ricette ha un po’ il sapore della sconfitta e dell’approssimazione. Tutti si devono impegnare per una scuola migliore, per un’istruzione dignitosa, ne va del nostro futuro. Non servono allora risposte di pancia, serve rispondere con la testa e mettere al centro dei programmi elettorali la scuola come priorità per una città che non vuole più avere paura.

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