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«Mancano auto, divise, strumenti informatici» il sindacato di Polizia scrive al Pd

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GROSSETO – «Il nostro lavoro si trasmette principalmente con l’esperienza, ma noi non abbiamo più nessuno a cui tramandare il mestiere di poliziotto». È l’amara riflessione di Stefano Fabbrini, segretario provinciale Sap, il sindacato di Polizia, che scrive una lunga lettera al responsabile per la sicurezza del Pd Fabio Bonazia in vista dell’incontro di martedì a Grosseto con il viceministro Filippo Bubbico.

Fabbrini nella sua lettera, rivolgendosi a Bonazia, scrive: «sono il segretario generale provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia, innanzitutto la ringrazio per l’invito al quale sicuramente sarò presente. La informo che in qualità di segretario provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia, che a Grosseto come lei saprà è il sindacato maggiormente rappresentativo, non sono mai intervenuto in nessun dibattito politico, seppur invitato dai vari candidati alle elezioni amministrative. Questa precisazione la ritengo doverosa perché è indicativa del non voler far strumentalizzare le rivendicazioni sindacali del SAP, e nel voler mantenere la nostra e mia assoluta neutralità politica, quando si parla delle situazioni legate alla Polizia di Stato. Del resto, io personalmente ho pubblicamente espresso, attraverso una lettera all’Huffington post, la mia appartenenza alle ideologie della sinistra democratica che tanto hanno fatto per il nostro paese».

«Ricordo, infatti, gli elogi ed incitamenti al coraggio dimostrato, degli amici della sinistra quando nel 2010 andammo come SAP a manifestare ad Arcore sotto casa dell’allora Primo Ministro – prosegue Fabbrini -.  In quella occasione le rivendicazioni sindacali erano incentrate su temi che avevano come punto centrale il rispetto delle forze dell’ordine, rispetto che oggi ancora si fa fatica non solo ad avere, ma anche solo a vedere percepire. Ovviamente lei non potrà ignorare il fatto che il nostro segretario nazionale Gianni Tonelli ha effettuato uno sciopero della fame di 61 giorni davanti a Montecitorio, per chiedere un incontro con il Ministro Alfano, o con il Premier Renzi, con lo scopo di far presente quelle che sono le carenze del nostro apparato di sicurezza, ma è incredibilmente ignorato. Difatti, anche se Grosseto ha una Questura confacente alle esigenze, non possiamo dimenticare le criticità che affliggono il settore della sicurezza, di conseguenza i cittadini».

«Le basti pensare che ancora oggi in ogni capoluogo di provincia esistono ben 89 centrali operative (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Forestale, Polizia Penitenziaria, Polizia Municipale, Vigili del Fuoco, Guardia Costiera, Polizia Provinciale), tutte presenti nel capoluogo maremmano. Questo, ovviamente, comporta uno spreco di risorse immane, sovrapposizione di servizi e compiti, che non può non incidere sul buon andamento dell’operatività a discapito dei cittadini. Le dico questo perché non si pensi che con il progetto di riforma della Forestale (tra l’altro faccio presente che se la riforma dovesse andare in porto così come detta nei primi momenti, noi ci ritroveremmo con una Polizia civile che diventa militare, l’esatto contrario di quello che accade in Europa), il problema della sovrapposizione dei compiti ed incarichi, sia risolto – continua la lettera rivolta a Bonazia -. Inoltre la proposta di chiudere degli Uffici di Polizia, che assolutamente non sono dei rami secchi, ma reparti operativi, secondo noi non è una reale razionalizzazione delle risorse, ma solo un retrocedere nel territorio».

«Mi riferisco in particolare modo specialità della Polizia Postale, da sempre è in prima linea con grande efficacia contro i reati informatici, che oggi più che mai assume una fondamentale importanza contro la nuova strategia terroristica internazionale – scrive Fabbrini -. Analogo discorso può essere fatto sulla specialità della Polmare. Lei si immagini cosa sarebbe successo se quella notte in cui la Costa Concordia si è incagliata sull’Isola del Giglio, la Polmare di Talamone, tra i primi reparti ad intervenire, fosse già stata soppressa. Inoltre deve essere considerato che la provincia di Grosseto, come territorio, è uno dei più vasti d’Italia, ma al tempo stesso uno delle pochi privi di commissariati di Polizia».

«Noi riteniamo che non sia così che si ottimizzano le risorse, come del resto non è con delle assunzioni che a malapena copriranno il 50% dei pensionamenti, che si garantisce uno standard di sicurezza accettabile. Nella nostra provincia l’età media degli operatori della Polizia di Stato è di 47 anni, serve in innesto di risorse “giovani” che non stanno arrivando. Questo è quello che succede nella nostra Questura. Un danno oramai creato, il nostro lavoro si trasmette in via principale con l’esperienza, ma noi non abbiamo più nessuno a cui tramandare il mestiere da poliziotto – precisa -. Potrei parlarle delle carenze degli autoveicoli, strumenti informatici, divise, della scarsità delle risorse per le pulizie, stipendi e riconoscimenti che sono bloccati da anni. Ci si chiede di rischiare la propria vita per poco meno di 1400 euro al mese, non si riconosce la specificità del nostro lavoro, che ha peculiarità ben diverse rispetto agli altri dipendenti pubblici. Potrei parlarle di come sono strutturati i nostri corsi di aggiornamento e addestramento al tiro, ma sono sicuro che come responsabile per la sicurezza del PD lei queste cose già le conosce. Quindi concludo auspicandomi che l’incontro di martedì sia realmente costruttivo per la città e per la Polizia di Stato».

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