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Nell’oasi di Burano i pescatori sono “sentinelle verdi” per monitorare l’ambiente

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BURANO – «La tutela della biodiversità e delle specie più minacciate può passare anche attraverso un uso corretto delle pratiche di pesca, della cultura e delle tradizioni». Questa, in sintesi, è la scommessa del WWF Italia che nella Riserva naturale statale del Lago di Burano ha avviato una serie di interventi per rendere le attività di pesca funzionali alla gestione del lago e regolarle in modo da favorire la presenza della fauna, in particolare quella ittica e l’avifauna. «Insomma, un modello di gestione più moderno e sostenibile, capace di coniugare la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità con le esigenze economiche e di sviluppo».

L’iniziativa, che rientra nell’ambito del progetto “Buone pratiche di gestione nelle Riserve naturali statali affidate al WWF”, finanziato dal Ministero dell’Ambiente, sta già ottenendo i primi risultati positivi, soprattutto a sostegno della conservazione delle specie più minacciate come l’anguilla (Anguilla anguilla – ufficialmente inclusa come in via di estinzione nel 1998) ed il nono (Aphanius fasciatus). Di grande utilità si è rivelata la scelta di ridurre il numero dei “martavelli”, le caratteristiche nasse per la cattura delle anguille, portandoli da 130 a 35. Un duplice vantaggio è stato ottenuto anche modificando le aperture di questi attrezzi da pesca, in modo tale da evitare la morte per annegamento degli uccelli tuffatori. Sono poi state sostituite le reti con altre con maglia da 70 mm, pianificate le aree e le giornate di pesca e coinvolto un giovane pescatore locale che, dopo un periodo di formazione, oggi svolge il proprio lavoro secondo criteri di massima sostenibiltà.

«Ciò ha consentito anche ai pescatori più anziani di comprendere l’importanza della pesca sostenibile integrata all’interno di un’area naturale protetta – prosegue il WWF -. E proprio l’aspetto legato alla sensibilizzazione rappresenta il perno centrale sul quale il progetto si fonda. Tant’è che i pescatori che operano nel lago di Burano, oggi mostrano un’attenzione al rispetto delle popolazioni degli uccelli acquatici svernanti e all’importanza degli uccelli pescivori, al punto da diventarne quasi i custodi. Maggiore risulta la loro cura e il rispetto dei piccoli pesci che vengono catturati nelle nasse, liberando tutto ciò che non corrisponde alle indicazioni di prelievo (pesci di taglia superiore al chilo) e sono divenuti utili osservatori dell’ambiente e dei cambiamenti».

«Insomma, i pescatori di Burano oggi rappresentano delle vere e proprie “sentinelle verdi” che nell’espletare la loro tradizionale attività di pesca, assolvono un ruolo importante anche nel monitorare costantemente le condizioni ambientali di questi delicati ecosistemi e per raccogliere dati sulla presenza delle specie di uccelli che frequentano l’area, integrando in tal modo i dati già raccolti dal personale specializzato. Quello della Riserva naturale del Lago di Burano potrà rappresentare un efficace modello di gestione integrata e sostenibile esportabile in altre regioni e paesi del mondo. Infatti, proprio nei mesi scorsi, l’esperienza ha suscitato l’interesse di una delegazione cubana inserita in un progetto di cooperazione cofinanziato dalla Regione Toscana dal titolo “La valorizzazione delle risorse locali come strumento di promozione dei processi di decentramento e sviluppo di sistemi economici territoriali in Nicaragua, Guatemala e Cuba”, per favorire uno scambio formativo – conclude il WWF – e far nascere la pesca estensiva e la valorizzazione del territorio in un’area protetta».

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