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#PrimarieGrosseto16. Mascagni e la sua proposta: «Scommetto sulla speranza» fotogallery

GROSSETO – A meno di una settimana dall’appuntamento con le primarie del centrosinistra, che si terranno domenica 6 marzo, IlGiunco.net ha voluto intervistare i protagonisti della sfida per diventare il candidato sindaco della coalizione “Noi per Grosseto”. Per questo abbiamo messo a confronto i due candidati che si presenteranno agli elettori grossetani.

Lorenzo Mascagni - intervista redazione

Ecco l’intervista a Lorenzo Mascagni. Avvocato, grossetano, consigliere comunale uscente, è espressione del Partito democratico.

Qual è la prima cosa che farà se diventa sindaco?

La prima cosa che farò è un’analisi dettagliata del bilancio del comune per capire come vengono effettuate le spese e per orientare meglio gli investimenti. In futuro il comune si dovrà occupare di più di indirizzare gli investimenti per fare crescere la nostra terra.

Quali sono per lei le tre priorità per la città di Grosseto?

La prima è il lavoro e lo sviluppo. Il Comune dovrà creare le condizioni perché la nostra terra sia un luogo bello dove vivere, ma anche un luogo dove i nostri figli, se lo vorranno, potranno fermarsi e lavorare. La seconda priorità è la coesione sociale: in una proposta politica di centrosinistra non si può non pensare alla fasce più fragili della popolazione. Per questo la mia amministrazione si fonderà anche sulla solidarietà e l’attenzione ai più deboli. La terza priorità per me dovrà essere la sinergia tra le istituzioni della città cioè tra il Comune e tutte quelle realtà intermedie come le associazioni di categoria, i sindacati le associazioni di volontariato. Dobbiamo valorizzare la sussidiarietà. Si tratterà di ripensare il sistema di welfare e la gestione dei servizi. Il Comune non ce la fa più a gestire una serie di servizi e per questo dovremmo puntare sulla collaborazione con i privati, le convenzioni e i project financing.

Parliamo anche di territorio e di scelte strategiche. Che posizione ha sull’autostrada Tirrenica?

Quella della Tirrenica è una delle croci che ci portiamo avanti da decenni. Il fatto che fino ad oggi non ci sia stata una soluzione condivisa che aiuti a colmare il gap infrastrutturale della Maremma è uno dei limiti della nostra terra. Per questo non mi voglio fossilizzare su una soluzione piuttosto che su un’altra, dico però che questa discussione non più sostenibile. La Tirrenica per me rappresenterà un’opportunità per attirare investimenti. Alla politica il compito di trovare una soluzione condivisa e poi procedere con la realizzazione corridoio tirrenico».

Nel caso in cui le elezioni si decidessero al secondo turno con chi prefirirebbe confrontarsi al ballottaggio?

Non ho preferenze particolari. Credo di saper riconoscere pregi e difetti delle proposte che saranno in campo. Quello che posso dire è che stimo sia il candidato del Movimento 5 Stelle che quello del centrodestra.

Chi tra gli uomini degli altri schieramenti vorrebbe nella sua lista per competenze o per capacità?

Stimo molti degli esponenti degli altri schieramenti politici e con alcuni di loro ho anche un ottimo rapporto personale. Dovendo scegliere faccio un scelta, diciamo per ragioni anagrafiche, e per averli conosciuti in consiglio comunale tra i banchi dell’opposizione: Giacomo Cerboni e Riccardo Megale.

Nel caso vincesse le primarie allargherebbe la coalizione?

Non mi considero un uomo solo al comando e non concepisco la politica in questo modo. Per questo motivo l’ipotesi di allargare la coalizione con altri alleati la vorrò affrontare con i partiti che compongono l’attuale coalizione. In questo momento c’è una colazione e questa esige rispetto. Sarà una decisione che dovremmo prendere insieme. Posso dire che ci sono delle forze politiche con le quali non è stata ancora verificata la posibiltà di intesa fino in fondo e se saremo d’accordo lo potremmo fare in futuro.

Avete già pensato alla vostra squadra? La presenterà prima delle elezioni? C’è qualcuno in particolare che vorreste come assessore?

Per il momento non ho ancora in testa nessun nome e nessuno mi ha chiesto nulla. Anche perché, come dico sempre, non prometto niente a nessuno. Mi piacerebbe che la futura giunta fosse un mix tra capacità, esperienza e innovazione. Se presentare la mia squadra prima o dopo il voto, anche in questo caso, lo deciderò insieme alle forze coalizione. Certo che se dovessimo decidere dopo il voto nessuno dovrà avere aspettative.

Grosseto non è solo città: che ruolo dovranno avere per lei le frazioni?

Nel mio tour delle frazioni ho notato un certo malessere, in quanto alcuni residenti ritengono di essere stati trattati un po’ peggio rispetto al capoluogo. Io intanto non le chiamare più frazioni, ma centri o paesi. Immagino che la nostra terra sarà una rete di centri, ognuno dei quali con la propria peculiarità e il proprio valore. Anche a livello turistico voglio presentare al mondo la Maremma, e in questo caso il comune di Grosseto, come luogo della città con le Mura e il centro storico, come luogo degli Etruschi con Roselle, o come paese dell’olio con Batignano, o come balcone della Maremma con Montepescali. Marina e Principina saranno i centri del mare e Braccagni sarà valorizzato con il suo polo fieristico e per la sua vocazione agricola. Lì per esempio io stesso ho contribuito a bloccare il progetto del polo intermodale che nessuno voleva.

In questi giorni avevamo chiesto ai nostri lettori di suggerirci delle domande da presentare ai candidati. Noi, tra le tante abbiamo scelto questa: lei ha già avuto esperienza come amministratore in questa consiliatura; cosa pensa di portare come cambiamento per la città?

Considererei di aver assolto al mio compito se riuscissi ad avviare dopo la fase della grande crisi di questi anni una fase della ripartenza e della rinascita della nostra terra. Ad ogni snodo significativo, come ritengo che sia quello attuale, occorre una certa dose esperienza amministrativa e tuttavia occorre anche un tratto di discontinuità che può avere chi ha avuto sì un’esperienza amministrativa come consigliere comunale, ma per il ruolo che ricoperto non ha avuto “in mano le chiavi del potere”. Dove ho avuto qualche possibilità di incidere, per esempio in materia urbanistica, che è una materia assai complessa, non ho guardato gli interessi di parte ma ho contribuito a prendere decisioni orientate al bene comune. Come ad esempio proprio la decisione di Braccagni.

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