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Una mostra sulla Grande guerra «per coltivare la pace» fotogallery

GROSSETO – Un ospedale da campo della Croce rossa, divise storiche, auto e mezzi d’epoca, le bici dei pompieri, l’attrezzatura per la Mascalcia, l’impegno della Forestale e poi le scuole e i documenti dell’Isgrec.

È una mostra che raccota la Maremma nel tempo di guerra quella allestita nelle sale della Prefettura sino al 30 gennaio. La guerra era al fronte, ma come sempre in questi casi, era anche nei paesi e nelle città, con il cibo razionato e le massaie che si ingegnavano con la cucina di guerra. «Abbiamo voluto organizzare questa mostra con cimeli del territorio e dedicarla alla Maremma – afferma il prefetto Anna Maria Manzone -. Volevamo capire anche come viveva la popolazione. Questa è una guerra che ha contribuito a fare gli italiani; l’Italia era giovane, aveva 50 anni: al fronte si ritrovarono tutti, da nord a sud».

«In questa mostra i ragazzi hanno un ruolo da protagonisti perché alcuni spazi sono allestiti dai giovani delle scuole e faranno assistenza ai visitatori. 100 anni fa i loro coetanei andavano al fronte e morivano – prosegue il prefetto -. Oggi si vive in pace e dobbiamo lottare per difendere questo grande valore che è la pace».

Mostra Grande Guerra (prefettura)

L’istituto Leopoldo II di Lorena si occuperà dell’alimentazione di Guerra, mentre il Rosmini ha vinto un progetto europeo proprio per una ricerca sulla Prima guerra e il lavoro sarà esposto all’interno della mostra. Il liceo classico ha fatto una rucerca su una targa che era posizionata all’interno della scuola e che ricordava gli ex studenti caduti in guerra. Ci saranno anche canzoni e intermezzi musicali sempre ad opera degli studenti.

«Questa mostra – afferma il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi è particolarmente importante -. Purtroppo le guerre sono proseguite anche dopo: non solo il secondo conflitto mondiale. Nel ’48 quando fu costituito l’Onu, fu posta una campana, che doveva suonare per ogni giorno di pace nel mondo. Ebbene, da allora non ha mai suonato una sola volta. Purtroppo noi uomini non sappiamo prendere dalla storia gli insegnamenti che ci vuole dare».

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