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Cessione Mabro: per l’assegnazione diventa calda la pista cinese

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GROSSETO – Prosegue senza soste il lavoro del commissario Paolo Coscione nell’intento di assegnare la Mabro. Dopo la scadenza del bando di cessione, si è fatto sempre più deciso il percorso che dovrà portare l’azienda maremmana verso la svolta. I tempi non sono ancora del tutto maturi, perché il nodo non è stato sciolto e le tre offerte, pervenute entro i tempi richiesti, risultano essere tutte meritevoli di attenzione. Nella prima fase subito dopo l’apertura delle buste, avvenuta il 23 dicembre, il commissario si è concentrato sull’analisi dei piani industriali, mentre prossimamente ci saranno da valutare tutte quelle serie di garanzie finanziarie per procedere verso il passo definitivo.

Ipotesi cinese. Nessun vantaggio attuale rispetto alle altre offerte, ma quanto meno c’è la sensazione che qualcosa si stia muovendo verso oriente. La Mabro parlerà cinese? Presto per dirlo, ma di fatto l’incontro che si è tenuto sabato scorso in azienda porta alla ribalta un gruppo già affermato sul mercato. Una grande produzione dai legami tra la Cina e l’Italia, con basi su Prato e Milano. L’intento sarebbe quello di portare in Maremma il ramo inerente alla produzione di altissima qualità e in tal senso l’opportunità Mabro sarebbe quella ideale.

Le altre piste. Non si scartano, ovviamente, neanche le altre ipotesi, anche perché quella attuale è una fase delicatissima, in cui non si possono commettere errori. Si sviluppano così altri scenari che collegherebbero l’azienda grossetana ad un gruppo d’oltralpe di provenienza. Sullo sfondo, invece, è presente anche chi non ha bisogno di tante supervisioni, perché grazie ai molteplici contatti del passato, la Mabro già la conosce molto bene. Per questo e altri motivi occorre andarci cauti con quella che sarà la scelta dell’assegnazione perché, tanto per intenderci, non sarà come sfogliare una margherita.

Dentro o fuori il capannone. La vicenda Mabro, in ogni caso, non si può riassumere correttamente senza passare da un altro snodo cruciale: quello che riguarda il luogo dove la tanto attesa produzione dovrà ripartire. Anche in questo caso la questione non è assolutamente definita. L’ipotesi di lasciare tutto come stava, ovvero nel fabbricato di via Senese, passa attraverso Royal Tuscany che ne detiene la proprietà. Per rilevare la struttura le cifre sono apparse inizialmente elevate, ma in quest’ottica si potrebbe lavorare per limare qualcosa. Chiaro che Royal Tuscany sotto certe soglie non scenderà e ancora a quanto pare siamo distanti tra offerta e domanda. A questo aspetto si aggiunge il fatto che nessuno ha partecipato all’ultimo bando di cessione, quindi lo scenario che vedrebbe la costruzione di un capannone ex-novo non è da scartare.

Scadenze e proroghe. Il commissario resta comunque in stretto contatto con il Ministero. Dagli incontri, in cui lo stesso Coscione ha relazionato sulla vicenda, dipendono anche gli esiti delle proroghe sulle scadenze. Visto come si stanno mettendo le cose, non dovrebbe essere un problema per il commissario ottenere una prolungamento sulla sua azione, per meglio giungere alla definizione effettiva dell’assegnazione. Sullo sfondo però, resta sempre la data del 20 gennaio, in cui andranno a scadenza gli ammortizzatori sociali, già prorogati rispetto a metà dicembre, quando era previsto il termine della copertura. Questo è un punto che riguarda direttamente i lavoratori. Qualcuno di questi, tra qualche mese, “festeggerà” i tre anni di inattività all’interno dell’azienda e a conti fatti è lecito attendersi un’altra proroga, almeno fin quando non si giungerà all’assegnazione e l’azienda entrerà in regime effettivo di Prodi bis.

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