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Riforma sanità, Forza Italia: «Legge zoppa che tagli ospedali e mantiene poltrone»

GROSSETO – «Una legge-pacco, un regalo avvelenato che la Regione ha piazzato sotto l’albero di Natale dei toscani a cui si prospettano tagli di servizio sanitario anziché tagli d’apparato. E nella attuale Asl 9 di Grosseto già si annunciano riduzioni nei servizi ospedalieri con la scusa di abbattere le duplicazioni. Insomma: la riforma del sistema-salute voluta da Rossi, Saccardi e tutto il Pd è una legge nata male e scritta peggio, ed è giusto che i cittadini conoscano cosa li aspetta». E allora via all’operazione verità di Forza Italia sulla legge di riforma della sanità toscana. Ad aprire le danze del vero sono il coordinatore regionale e capogruppo di Forza Italia in Regione Stefano Mugnai (che anche nella sua veste di vicepresidente della Commissione sanità è stato protagonista nei giorni scorsi una maratona consiliare di 70 ore quasi filate, notti comprese), il responsabile regionale enti locali del partito Paolo Barabino e il coordinatore provinciale degli azzurri a Grosseto, Sandro Marrini.

«La riforma – racconta Mugnai – è stata approvata dal Consiglio regionale da una maggioranza in assetto muscolare che ha frustrato la volontà dell’opposizione di discutere nel merito della legge stralciandone 56 articoli su 151 pur di approvarla sufficientemente in fretta da evitare il referendum abrogativo chiesto dai cittadini e di fare le vacanze di Natale».

«Tutte motivazioni assai nobili, non c’è che dire – ironizzano Mugnai, Barabino e Marrini – ed è su queste basi che adesso si preparano i riverberi territoriali». Ecco la sostanza: «Non un rigo sul contrasto alle liste d’attesa, non uno straccio di confronto serio con gli operatori e con le realtà territoriali, dichiarazione di “esuberi” di personale quando già oggi gli organici sono ridotti all’osso. E invece restano in piedi carrozzoni come le Società della salute, la cui esperienza è stata bocciata dagli stessi sindaci che oggi, peraltro, perdono capacità di incidere sulle scelte e sugli indirizzi in materia di sanità e sociale. I direttori generali vengono diminuiti, è vero, ma si creano altre figure come l’ibrido dei direttori di programmazione».

E la declinazione territoriale di questa cornice rischia di portare l’area grossetana alla deriva: «L’ospedale Misericordia di Grosseto già vive una situazione di disagio cronico, confermato dalle tante lamentele del personale medico e infermieristico nei confronti dei vertici dell’area vasta sud-est in merito alle carenze e dei disservizi nell’intensità di cura. E con l’accorpamento delle tre province di Grosseto, Siena e Arezzo, come previsto dalla riforma, è facile prevedere che pure i dipartimenti sanitari interaziendali verranno accorpati con sede a Siena o Arezzo (già sede del direttore generale e del centro amministrativo). Non mancano i timori neppure per il futuro dell’ospedale di Orbetello: c’è la preoccupazione che si acceleri il processo di smantellamento della struttura, cominciato anni fa con la chiusura del punto nascita. Di conseguenza, sono a rischio pure i posti di lavoro».

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