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Consiglio comunale durante le festività, la minoranza: «Non siamo sudditi»

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MONTEROTONDO – «Notoriamente le festività natalizie erano una piccola parentesi concessa dal calendario a tutti noi per passare qualche ora con i parenti più cari. La convocazione del consiglio comunale per il giorno lunedì 28 dicembre, ci è pervenuta nel pomeriggio del giorno 23 dicembre. La legge prevede 5 giorni di preavviso, tempo ritenuto necessario per dare alla minoranza la possibilità di documentarsi sulle carte in discussione. Inoltre, da diverso tempo, la minoranza ha chiesto più volte all’amministrazione comunale di ricevere, insieme al documento di convocazione del consiglio comunale, anche gli atti che costituiscono l’ordine del giorno, in modo da poterli consultare immediatamente, questo non è mai successo, nemmeno questa volta, in un contesto così particolare. La vigilia di Natale, Natale, Santo Stefano e la domenica, anche chi avesse voluto informarsi su procedure e dettagli amministrativi avrebbe trovato ovunque black out, cioè buio. Perché sono state scelte proprio queste date? All’ordine del giorno si presentavano sei argomenti di cui il secondo, riguardante l’approvazione del Piano Attuativo di Solemme, in pratica il via libera, era di strategica importanza per le sorti di sviluppo di questo paese e quindi meritevole di ben altro trattamento». E’ il gruppo consiliare Insieme per Monterotondo a chiarire la vicenda che si è verificata nei giorni scorsi.

«Quindi all’apertura del consiglio comunale abbiamo ufficialmente chiesto un rinvio della seduta, in modo da avere più tempo per la consultazione, non solo quelli del punto due, ma di tutti i punti. Votazione: nessun astenuto, minoranza favorevole al rinvio, maggioranza contraria; di conseguenza, richiesta respinta con la motivazione che comunque tutto si è svolto nei termini di legge e che il tempo necessario per consultare i documenti c’era nella giornata di lunedì. Giacomo Termine ci ha avvertito formalmente cinque giorni prima, come dice la legge, di fatto ci ha lasciato un giorno solo di tempo – proseguono -. È la legge che detta i tempi del nostro lavoro, non è Giacomo Termine che detta la legge. Abbiamo abbandonato di conseguenza l’aula perché non ce la siamo sentiti di partecipare a questa farsa programmata, manifestando con questo gesto di protesta la nostra pesante contrarietà al sistema approssimativo, irrispettoso ed arrogante di gestione degli atti pubblici tenuto dalla maggioranza. Anche se all’atto pratico la minoranza ha scarsi poteri, rappresenta tutti i cittadini di Monterotondo Marittimo che non la pensano come il sindaco».

«La replica del sindaco alla nostra decisione è stata oltremodo denigratoria ed offensiva, ha più volte ribadito come fosse “solo” una formalità la questione Solemme senza ricordarsi che esistevano altri ordini del giorno in discussione, importanti o meno per la collettività; evidentemente, il suo interesse era esclusivamente quello di portare a termine il “compitino” entro l’anno. Sono stati favoriti gli interessi dell’azienda o quelli pubblici? Rimandiamo al mittente e non accettiamo le accuse sulla gravità dell’atto di abbandonare un consiglio comunale quando in prima persona Frequenti, Pippucci e Termine fecero, per primi, la stessa identica cosa in un consiglio comunale del gennaio 2010 quando si trovavano alla minoranza – aggiungono dalla minoranza -. Non è una questione di tempo ma di buon senso e di rispetto verso una minoranza alla quale non è stata data la possibilità di partecipare alla democrazia. Non possiamo accettare che la maggioranza dichiari che i temi all’ordine del giorno, soprattutto sulla questione Solemme erano già noti e quindi c’era poco da documentarsi e da verificare».

«Quale era l’inderogabile necessità di convocare il consiglio comunale proprio lunedì 28 dicembre? Cosa sarebbe cambiato per l’amministrazione comunale farlo il 30 o il 31 ? Nulla e l’esito sarebbe stato identico; per noi invece, sarebbe cambiato molto – concludono -. Ma una cosa ora è pubblicamente chiara ed evidente: è il rapporto di sudditanza che l’amministrazione comunale esige dalla minoranza, che deve esprimersi nei modi e nei termini ad essa più graditi e per la quale non sono ammessi comportamenti che possano turbare il beato suo cammino. La minoranza a questo teatrino non partecipa. Cittadini, non sudditi».

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