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Riforma Provincia, servizi per scuola e strade a rischio dal 2017

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GROSSETO – È una Provincia in bilico, quella che resta dopo la riforma, in bilico tra tagli e servizi da erogare, tra competenze mantenute e funzionalità trasferite a Regione o Comuni. Una provincia che vede erodersi sempre più le entrate, e al contempo deve ancora garantire servizi come le scuole o la manutenzione delle strade.

Se il futuro della Provincia appare, in capo ad un paio di anni, quantomai incerto, il presente è ancora positivo, e tale resterà per tutto il 2016. «Nel 2015 abbiamo raggiunto l’equilibrio di bilancio nonostante i tagli – precisa il presidente Emilio Bonifazi – utilizzando l’avanzo di amministrazione». Una soluzione che, molto probabilmente, caratterizzerà anche il 2016, in cui saranno garantiti non solo gli stipendi ai dipendenti ma anche tutti quei servizi che restano in capo alla provincia, questo nonostante dei 25 milioni di euro di entrate ben 18 milioni debbano essere versate allo Stato. Una cifra destinata a crescere ulteriormente nel 2017.

«La Provincia aveva 478 dipendenti (oltre ai 45 che andranno in pensione nel bienno 2015-2016), di questi ben 146 sono diventati dipendenti regionali e continueranno ad erogare le funzioni per cui sono competenti, sul territorio. Dieci andranno ale Colline Metallifere, che poi farà convenzioni con i territori per erogare servizi, nove passeranno al Comune di Grosseto, mentre 34 continueranno a lavorare nei centri per l’impiego, che però passeranno alla regione e sarà dunque la Toscana a farsi carico dei loro stipendi.

Quindi alla Provincia restano 276 persone (compresi i 34 che saranno pagati dalla Regione). I dipendenti rimasti saranno occupati sulle funzioni fondamentali che la legge lascia nelle competenze provinciali e cioè:

• pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, nonché tutela e valorizzazione dell’ambiente, per gli aspetti di competenza
• pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale, nonché costruzione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente
• programmazione provinciale della rete scolastica, nel rispetto della programmazione regionale
• raccolta ed elaborazione di dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali
• gestione dell’edilizia scolastica
• controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale.

Di fatto, dal primo gennaio, per i cittadini non cambierà nulla in termini di erogazione di servizi. Questo ovviamente per il 2016, diversa la situazione nel 2017 «Non si può pensare che la Provincia continui a dare tutti i servizi senza essere in grado di avere tutte le risorse – prosegue Bonifazi -. La sala Pegaso il sabato resterà chiusa. Tutto quel che c’era da fare si è fatto. Ma ci sono ancora tante perplessità: ad esempio chi sarà responsabile della Protezione civile?».

La nuova struttura organizzativa prevede sei aree di livello dirigenziale (al posto delle 11 precedenti) correlate alle funzioni proprie attribuite alla legge 56/2014 e alle altre per le quali sono previste forme di avvilimento da parte della Regione:

• area Pianificazione e gestione del territorio
• area Viabilità e trasporti
• area Edilizia, patrimonio e servizi alle persone
• area Centri per l’impiego
• area Polizia provinciale
• Inter area Servizi finanziari e risorse umane di supporto e strettamente correlata a tutte le altre.

L’ente è dunque dimagrito, ma non ha tagliato i proprio servizi essenziali. Almeno per ora. Perché già nel 2016 dei 25 milioni di entrate ben 18 andranno restituiti allo Stato. E allora, anche se il monte stipendi è sceso da 15 a 7 milioni, mantenere i 1830 km di strade o i 40 istituti scolastici superiori al momento gestiti, diventerà difficile.

«Proprio per questo non siamo in grado di pensare ad una programmazione più a lungo termine – precisa Bonifazi -. un problema che c’è anche a livello nazionale. Dobbiamo avere certezze sia sulle risorse economiche che su quelle umane». Insomma, Bonifazi è chiaro, se in futuro, tra un paio di anni, non ci dovessero essere soldi per aggiustare una strada, l’unica soluzione sarà chiuderla, così come per le aule delle scuole. «Stiamo cercando di vendere il patrimonio immobiliare: le propietà di via Monte Rosa, la sede della Prefettura (che notoriamente ha affitti arretrati di 4-5 anni) o ancora via Ambra dove si trova la polizia provinciale, così da investire quei soldi nelle strade e nelle scuole ma anche quelle sono entrate che alla fine si esauriscono».

Il fatto è che non tutte le competenze possono essere smistate tra i Comuni, specie la gestione di importanti strade provinciali che insistono magari in un territorio comunale. «Sono cautamente ottimista – sottolinea Bonifazi – chiudere di colpo certe strutture, non dare più certi servizi e lasciare a giro la gente, sarebbe stato un problema, anche sociale molto serio per il nostro territorio».

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