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Il Grosseto ora è come un puzzle, ma ogni tessera deve andare al suo posto

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GROSSETO – I pezzi ci sono tutti: un presidente, l’allenatore, la squadra, i tifosi e la classifica per tirare le somme, ma non ce n’è uno che sia inserito al posto giusto. Secondi a due punti alla fine del girone di andata, paradossalmente una posizione migliore del primo posto; ti toglie l’ansia da prima della classe e le attenzioni degli avversari che inseguono. Un traguardo positivo, eppure non basta, tanto che Giacomarro a fine gara lancia l’allarme: non sente la fiducia di chi sta vicino alla squadra.

Una richiesta d’aiuto intercettata immediatamente dai tifosi che con l’hastag “Io sto con Giacomarro” non lasciano alcun dubbio sulle loro preferenze. Altra incongruenza: solitamente i tifosi sono l’arma migliore che i presidenti hanno per cambiare l’allenatore. Il nostro presidente vola tra New York e Grosseto, un collegamento che stona anche solo a scriverlo, ma per quanto assente non può non sapere quanto sta accadendo e nella nottata arriva la conferma: per Pincione l’incongruenza non è non avere un direttore sportivo ma un tecnico che fa anche quel ruolo.

Infine uno sguardo ai giocatori che non perdono mai l’occasione di lodare il loro mister, definendolo un docente capace di insegnare calcio come nessuno mai aveva fatto prima, ma poi sul campo dimostrano un disequilibrio potenzialmente pericoloso, come se giocassero perennemente sul confine tra il crollo di ogni ambizione e la cavalcata verso la promozione.

Siamo da troppo tempo abituati alle cose semplici; realizzi un sogno se hai una squadra forte e un presidente passionale, se i giocatori ti vendono le partite perdi e se il presidente passionale si appassiona ad altri finisci nel baratro. Oggi invece è come un quadro di Picasso: rimani colpito perché la prima cosa di cui ti accorgi è che niente è al suo posto; questo genera insicurezza e la paura di perdere tutto quando avevi accarezzato l’idea di tornare a sognare. Giacomarro mette le mani avanti, ne ha tutti i diritti, per difendere il valore del suo lavoro e della sua professionalità ma i mister si avvicendano anche più volte nel corso di un campionato; i presidenti no e oggi sono merce sempre più rara sulla piazza.

Non esiste altra scelta che lasciare Pincione libero di provare, di sbagliare e di riprovare ancora nella costruzione di un progetto che possa portarci lontano; fino a questo momento i tifosi non hanno né un peso sociale e tantomeno commerciale da poter influenzare le sue scelte.

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