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Il WWF attacca il Consorzio bonifica «Le radici degli alberi garantiscono la stabilità delle rive»

GROSSETO – «In tutta Europa si tende a valorizzare le fasce alberate riparie in quanto sono in grado di svolgere numerose e importantissime funzioni come assicurare una filtrazione dell’acqua che giunge nel fiume rimuovendo eventuali inquinanti, migliorare fortemente la tenuta delle sponde sorrette dagli apparati radicali, rallentare il flusso d’acqua in caso di piena, eccetera. In Maremma, a quanto pare, queste informazioni non sono giunte poiché veniamo a sapere dai mezzi di stampa che è invece intenzione del presidente del Consorzio di Bonifica n°6 Toscana Sud di abbattere ogni singolo albero lungo il fiume Ombrone. In più viene proposta un’estensiva estrazione di ghiaie, sabbie e altri sedimenti dal fiume». A parlare con una lettera aperta inviata a Fabio bellacchi, presidente del Consorzio bonifica, è il WWF di Grosseto.

«Questo rientra in una cornice di artificializzazione dei corsi d’acqua maremmani che è già stata quasi completata nel reticolo minore e che adesso si vuol estendere anche al fiume principale delle province di Siena e Grosseto – prosegue la nota -. La posizione del WWF Italia sul tema è ben nota: assoluta contrarietà, per tutta una serie di motivi che andiamo ad elencare. Anche prescindendo dalla tutela della biodiversità e del paesaggio, che è la missione del WWF, vi sono diverse buone ragioni per tutelare le fasce boscate che bordeggiano i fiumi, soprattutto riguardo alla sicurezza che sarebbe dovere del Consorzio tutelare. In primis gli apparati radicali degli alberi sono una garanzia di stabilità delle rive, che altrimenti andrebbero con ogni probabilità incontro a disastrosi crolli e fenomeni erosivi che costringerebbero a mettere in opera difese di sponda, costose, bisognose di una manutenzione continua e di efficacia non paragonabile a quella degli alberi. In secondo luogo la presenza di alberi d’alto fusto lungo le rive ha un effetto di rallentamento del flusso d’acqua che impedisce all’ondata di piena di giungere nel corso inferiore (quello che ospita gli insediamenti) improvvisamente e repentinamente con il grave rischio di esondazione specie nel caso in cui il mare non riceva l’acqua a causa del moto ondoso o dei venti contrari».

«La proposta di estrazione di inerti dal letto fluviale ci trova forse ancora più contrari, in primo luogo perché questo porterebbe ad una accentuazione dell’erosione costiera nelle zone di Principina, Marina e Alberese dato che le spiagge, non più rifornite di sedimento dal fiume, entrerebbero rapidamente in regressione – continua ancora il WWF -. Vista l’importanza del turismo in queste aree si sarebbe costretti a ripascimenti di sabbia per tutelare le spiagge, interventi questi di efficacia limitata nel tempo e dal costo elevatissimo. Inoltre c’è il rischio, forse ancor più grave, di ingresso di acqua marina per molti km nel fiume e nelle falde durante gli episodi siccitosi, cosa che metterebbe a rischio l’agricoltura nella fertile pianura maremmana e perfino l’approvvigionamento di acqua potabile. Irrigando con acque salmastre i sali tendono a concentrarsi nei terreni rendendoli sterili per un tempo lunghissimo. Terminiamo facendo appello a un maggiore coinvolgimento delle associazioni e dei cittadini nel processo decisionale quando vengono prese decisioni come queste, potenzialmente in grado di mettere in serio pericolo l’ambiente, le attività economiche e la vita stessa delle persone».

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