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Artigiani “tartassati”: tra novembre e dicembre in Maremma pagano 7,5 milioni di euro di tasse

GROSSETO – Per il fisco delle imprese i mesi di novembre  e dicembre sono decisamente i peggiori.

Il salasso di fine anno è diventata una costante e come tale viene ormai percepita, ma l’entità delle cifre, una volta focalizzata, è tale da superare ogni immaginazione.

I due mesi di fine anno si configurano come un bimestre d’oro per le casse dello Stato e dei comuni.

In sessanta giorni incassano infatti, dagli artigiani maremmani (distribuiti nei 28 comuni della provincia), una somma che supera i 7,5 milioni di euro: circa 125 mila euro al giorno, domeniche e festività comprese.

“Spacchettando” l’importo totale versato nel periodo preso in esame (i 7,5 milioni di euro), si può evidenziare il peso delle singole imposte.

Tra Imu e Tasi, ad esempio, si prende atto che le imprese artigiane hanno pagato (ai comuni della nostra provincia) circa 815 mila (73 mila in più di quanto versato nell’anno precedente).

L’apparente “modestia” delle cifre indicate non tragga però in inganno: a proposito di Imu e Tasi, infatti, va considerato che una cifra pressoché analoga è stata pagata (in acconto), a giugno, gli 815 mila euro indicati, rapportati a base annua, diventano ovviamente il doppio.

Interessante anche il dato disaggregato delle imposte sul reddito: tra Irpef, Ires e Irap il fisco ha “raccolto” tra gli artigiani della nostra provincia qualcosa come 6 milioni 780 mila euro.

Si nota un leggero incremento del gettito Irpef (3 milioni e 220 mila euro a fronte dei 3 milioni e 168 dell’anno precedente), una riduzione di gettito Ires (770 mila euro contro un 1 milione e 375 mila)  e anche di quello Irap (2 milioni e 790 mila a fronte dei 3 milioni e 310 mila).

Anche in questo caso, ovviamente, vale il principio precedente: si parla dell’acconto di novembre a cui vanno aggiunti l’acconto versato in precedenza e il saldo del prossimo anno.

Ciò premesso, una considerazione generale: l’incremento – per quanto modesto – del gettito Irpef denota una “tenuta” e una capacità di reazione, inaspettate, delle imprese individuali e delle società di persone (quelle micro imprese troppo spesso bistrattate); la contrazione più marcata del gettito Ires è da ascrivere a una contrazione dei ricavi che sembra aver colpito (in misura maggiore) proprio le società di capitali; la riduzione del gettito Irap, invece, è da ricondurre (oltre che alla riduzione dell’occupazione), all’introduzioni di maggiori detrazioni d’imposta

«Le difficoltà incontrate da chi è costretto a fronteggiare una siffatta concentrazione di versamenti – dicono da Cna -,  insieme alla necessità di rimuoverla dovrebbe, ma il condizionale è d’obbligo, essere chiara a tutti (l’impossibilità di farvi fronte, peraltro, genera sanzioni pesantissime).

Occorre mettere un freno a tale situazione; superando un “concentrato” di scadenze che sommato ad altre che maturano a dicembre (banalmente le tredicesime e il saldo della Tari) produce tensioni finanziarie e danni economici (rilevanti) nelle imprese chiamate a fronteggiarlo».

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