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Sanità, conferenza dei servizi come un talent show. I sindacati duri sull’incontro di Siena

Renzetti, Milani e Baiocco: «imbarazzante la “conferenza dei servizi” tenutasi a Siena lunedì scorso. Ora basta talent show; vogliamo entrare nel merito della riorganizzazione della sanità sul territorio. Per Grosseto c’è un reale rischio marginalizzazione»

GROSSETO – La cosiddetta “conferenza dei servizi” di lunedì scorso a Siena a nostro avviso è stata un’esperienza imbarazzante, ed è arrivato il momento di porre le questioni con la dovuta chiarezza e determinazione. Il tema complicato della qualità dei servizi sanitari, infatti, non è comprimibile in un format televisivo di basso livello. Né l’assessore Saccardi può pensare di risolvere la questione della riorganizzazione delle Asl di area vasta con un intervento mordi e fuggi di un’ora e mezzo e senza confronto.

Lunedì scorso a Siena, infatti, è andato in scena un pessimo spettacolo con grande disagio anche di una parte degli stessi invitati. È bene che il commissario straordinario Enrico Desideri, prossimo direttore generale della Asl Toscana Sud Est, ne prenda subito coscienza, perché non abbiamo alcuna intenzione di soprassedere.

Non vogliamo soffermarci troppo sulle questioni di metodo, ma è chiaro che riordinare un sistema tanto complesso senza avere un confronto di merito, non è cosa accettabile. Così come non è accettabile pensare di discutere di sanità solo informando le organizzazioni sindacali rappresentative dei dipendenti e tagliando fuori i livelli confederali e dei pensionati, che rappresentano gli interessi degli utenti.

Ad ogni modo prendiamo atto che questa è stata la scelta di chi governa la Regione, con le responsabilità politiche che ne conseguono.

Andiamo quindi al merito, convinti come siamo del fatto che i servizi sanitari, non riconducibili solo al ruolo degli ospedali, sono una parte determinante della qualità della vita dei cittadini che vivono sul nostro territorio.

A nostro parere ci sono troppe omissioni rispetto a ciò che ci attende per il futuro, e non ci riferiamo solo alla scuola di robotica. Le Case della Salute che rappresentano un punto di forza della politica sanitaria regionale avrebbero dovuto già essere 9, ma ad oggi ne sono operative 3, di cui nessuna nel capoluogo. Mancano ancora un terzo dei posti letto programmati per le cure intermedie, e non è dato sapere quando saranno attivati. Né si sa quali interventi migliorativi siano previsti per qualificare un modello di assistenza domiciliare integrata palesemente inadeguato rispetto ai bisogni.

Allargando lo sguardo alla diagnostica, ricordiamo che servono 85 giorni per un ecodoppler cardiaco, 181 per un Holter, 190 per una mammografia, 206 per una Tac al bacino, 135 per la Tac cervicale, 65 per un test da sforzo….

L’assessore Saccardi dice che non bisogna parlare di penalizzazioni nella distribuzione delle risorse. Non parliamo di risorse, parliamo di risorse umane: è oggettivo che qua mancano, si pensa di assumerle o no? E se si, entro quando? E sempre per non parlare di risorse, allora ragioniamo di maggiori o minori vantaggi rispetto alla quota sanitaria pro capite, perché vorremmo capire quanto incide in termini di vantaggio il criterio della “urbanità” in base al quale, a parità di abitanti, si attribuiscono molte risorse ai territori fortemente antropizzati, e se incide più o meno rispetto al criterio dei territori svantaggiati. Non per gusto della polemica, ma con la coperta che è diventata molto corta crediamo che anche questo faccia una bella differenza.

Anche sull’emergenza urgenza noi pensiamo che vada discusso in modo serio come vanno allocate le risorse rispetto all’omogeneizzazione dei servizi sul territorio in una logica di equità, visto che oggi questa omogeneizzazione non c’è.

Sin dalle prossime settimane ci muoveremo su questi temi. Lo faremo entrando nel merito di ogni singola questione, chiedendo conto delle scelte e proponendo le nostre soluzioni; puntando più sull’efficacia che sulla coreografia. Un po’ perché non l’estetica in questi casi non rileva, ma soprattutto perché su un tema così centrale come il diritto alla salute temiamo un rischio concreto di marginalizzazione del nostro territorio. Proprio per questo riteniamo opportuno ed indifferibile un incontro diretto con il dottor Desideri.

 

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