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«Vi racconto Parigi». Ad un mese dagli attentati come è cambiata la capitale francese fotogallery

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Ad un mese dalle stragi di Parigi Andrea De Sensi, un maremmano appassionato della capitale francese è tornato sotto la torre Eiffel, come fa ogni anno in questo periodo. Era a Parigi anche quando ci furono gli attentati al giornale satirirco a Charlie Hebdo e in quell’occasione De Sensi, che è anche un apprezzato artista, disegnò una vignetta che consegnò personalmente ai redattori superstiti del giornale satirico.

De Sensi e la moglie sono tornati, proprio in questi giorni, a Parigi, e realizzeranno per il nostro giornale una sorta di diario di viaggio, raccontandoci, passo passo, come si vive nella capitale francese in questo delicato e particolare momento.

PARIGI (Francia) – È una Parigi che non ti aspetti quella del “mese dopo”, quella che sommessamente si lascia alle spalle Charlie Hebdo e il 13 novembre, e quello che non ti aspetti è una insolita atmosfera, quasi congelata e non di certo per il clima, insolitamente caldo per la stagione.

La città non è blindata e la misura di ciò che accade la vivi intanto durante il viaggio, la Francia ha disposto la sospensione del trattato che permette la libera circolazione tra i cittadini UE, così la vecchia dogana con il controllo dei documenti effettuato dalla polizia, ha riportato la procedura aereo portuale a circa trent’anni fa.

Per la strada la presenza delle forze dell’ordine è discreta ma ne puoi percepire la presenza, anche perché non è difficile imbattersi in perquisizioni controlli ed evacuazione per presunti sospetti. I negozi sono per lo più attrezzati di metal detector, e i siti più a rischio sono presidiati dall’esercito. In alcuni quartieri poi, tipo oggi a Montmartre, i varchi sono presidiati dalla Polizia Nazionale ed il traffico veicolare sospeso.

Il clima natalizio così convive con questo stato d’ansia, perfino i quartieri tipicamente nottambuli tipo Pigalle o il Marais, sono insolitamente silenziosi avvolti da una impercettibile tensione… una celebre canzone di Paola Turci la descriveva come “stato di calma apparente”. Poi capisci che non puoi non andare li, a Place della Repubblique, ero lì per Charlie, sono lì per il 13 novembre e lì la tensione si scioglie, non puoi non piangere, l’odore acre dei ceri e delle candele votive messe lì a migliaia, ti accompagna in un rapido flashback dove la tua attenzione è attirata da foto, disegni, bandiere lettere; parenti e amici delle vittime, sono diventati “guardiani della memoria” puliscono, rispondono alle domande di visitatori e curiosi. È un luogo “sacro” è un luogo “laico” è il luogo dove percepisci che quello che hai visto in televisione è tutto vero e dove vedi con i tuoi occhi i 130 morti di Parigi.

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