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Più qualità nelle mense, Coldiretti «No al massimo ribasso negli appalti»

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GROSSETO – Il Cibo proposto dalle mense, non solo scolastiche, dovrebbe essere sano, genuino, con prodotti del territorio. Il tema è stato discusso nello scorso mese di ottobre durante l’incontro “Corruzione e Agromafie” promosso dalla Coldiretti con Gian Carlo Caselli che è presidente del Comitato scientifico della Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare” voluto proprio da Coldiretti.

All’incontro, tra gli altri, hanno partecipato  Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e Maurizio Martina, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. “Un importante passo avanti è stato fatto in seguito al convegno organizzato dall’Organizzazione grazie all’impegno del presidente dell’Anac Raffaele Cantone: la rivisitazione delle gare d’appalto per la fornitura di cibi alle mense scolastiche. – afferma Andrea Renna, direttore di Coldiretti Grosseto – Il risparmio anche in provincia di Grosseto non deve essere l’unico fine da perseguire, per questo ribadiamo che nella ristorazione scolastica occorre puntare a gare dove non sia previsto il massimo ribasso, che comporta sicuramente l’utilizzo di prodotti di scarsa qualità, che non fanno bene alla salute dagli alunni delle scuole”.

D’altronde secondo l’indagine di Coldiretti/Ixè il 20 per cento degli italiani ha una valutazione negativa dei pasti serviti nelle mense scolastiche ed il 42 per cento li ritiene appena sufficienti. L’83 per cento ritiene che le mense dovrebbero offrire cibi più sani per educare le nuove generazioni dal punto di vista alimentare, mentre solo il 13 per cento ritiene che dovrebbero essere serviti i piatti che piacciono di più.

Per quanto riguarda le gare d’appalto, infine, è in ritardo l’applicazione degli “appalti verdi”, previsti per le mense di scuole e ospedali gestite dalla pubblica amministrazione. Sono entrati nella normativa nazionale da oltre quattro anni, ma non sono ancora stati recepiti dai comuni, dalle province e dalle regioni. Questi appalti prevedono solo frutta e verdura di stagione, almeno il 20 per cento di prodotti Igp o Dop, il 15 per cento di carne biologica ed il 20 per cento di pesce proveniente da acquacoltura bio. Un meccanismo di punteggio che Coldiretti richiede da tempo per offrire prodotti tipici che tengano anche conto di un giusto rapporto qualità-prezzo.

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