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«Expo, un successo a metà». Cia: agricoltori dovevano essere i protagonisti

GROSSETO – “Conclusa la grande kermesse di Expo Milano 2015 ora il momento è quello dei bilanci. È innegabile che con una media di 120 mila visitatori al giorno l’evento possa definirsi riuscito, e questo anche perché è stato un momento di condivisione e commistione tra diverse culture, tradizioni, produzioni e modi di intendere e vivere il quotidiano. Ciò che invece in parte rammarica è che il mondo agricolo, in senso stretto, non abbia avuto quella risonanza e quel ruolo che avrebbe dovuto avere di diritto in una manifestazione internazionale il cui tema era Nutrire il pianeta” E’ il commento del vicepresidente regionale e Presidente Cia Grosseto Enrico Rabazzi a conclusione dell’Esposizione Universale di Milano.

“Dato che il tema era il cibo e che il cibo arriva dall’agricoltura crediamo – spiega Rabazzi – che l’appuntamento avrebbe dovuto essere più incentrato sulle sue problematiche e sulle possibili soluzioni. Ci sono stati incontri e dibattiti ma soprattutto per tecnici ed esperti. I visitatori sono stati coinvolti soprattutto in colorate manifestazioni che poco hanno aggiunto alla tanto diffusa quanto errata idea che in agricoltura tutto è bello e facile. Un esempio: il settore cerealicolo, settore strategico dal punto di vista alimentare ma non solo. Oggi con i 20 euro per ogni quintale di grano questo settore è in netta perdita, e questo malgrado un aumento anche di pochissimi centesimi per ogni pacco di pasta porterebbe un aiuto che potrebbe fare la differenza.

In provincia di Grosseto –  continua il Presidente – circa il 70% delle imprese agricole registrate in CCAA vivono di cerealicoltura, ma in realtà quasi tutte le aziende producono cereali, basti per esempio pensare alle aziende zootecniche. La testimonianza che il settore è al collasso è data dal fatto che per coltivare un ettaro di grano, oggi, il costo è di circa 1100 euro, per recuperare tale cifra servirebbe un guadagno (con le dovute differenze da territorio a territorio) di 35 euro a quintale circa. Un miraggio. Va ricordato che negli ultimi anni i costi sono aumentati di un 45-50% causando un crollo del reddito medio del 17% e se a questo aggiungiamo i danni provocati dagli ungulati le prospettive sono davvero preoccupanti Fino a qualche anno fa la nostra provincia produceva oltre seicento mila quintali di grano duro oltre ai cereali mini, oggi la produzione non arriva a 300 mila.

Ecco” conclude Rabazzi “all’Expo tutto questo avrebbe dovuto emergere con maggiore forza e su larga scala coinvolgendo il Governo e l’Europa senza escludere le molte scolaresche in visita. Non nego che molti incontri ci siano stati e anche di un certo livello, ma manifestazioni folcloristiche fatte con bandiere gialle e slogan d’effetto hanno fatto passare, a dir nostro, un messaggio poco realista del nostro settore, dei suoi problemi e dei reali rischi per tutto il pianeta se a breve non si troveranno soluzioni. Ancora una volta la voglia di primeggiare, vedute diverse e posizioni contrastanti hanno fatto perdere un’importante occasione a tutto il mondo agricolo italiano”.

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