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Due Mari completata grazie all’Europa. La Regione e Rossi ci credono

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FIRENZE – Il sottocorridoio mediteranneo, quello teso dai Balcani fino alla Spagna attraverso due bracci diversi di mare ed altrettanti porti, potrebbe passare da complementare a prioritario. Almeno questa è l’ambizione. E dunque potrebbe in questo modo contare su finanziamenti europei. Un vantaggio di cui godrebbe anche la Grosseto-Fano, in quell’Italia di mezzo formata da Toscana, Umbria e Marche.

“Sarà l’obiettivo e la battaglia da qui ad un anno e mezzo” conferma il presidente della Toscana Enrico Rossi, che ribadisce come mettere insieme Toscana-Umbria-Marche aiuterebbe a pesare di più in Europa, dove le regioni sono molto più grandi e popolate di quelle italiane. Il presidente si sofferma e rilancia il suo progetto di riforma nel secondo giorno dell’assemblea della Conferenza delle regioni periferiche marittime ospiti a Firenze, 160 regioni da 28 paesi diversi, a margine della sessione mattutina dedicata appunto ai trasporti.

La Grosseto-Fano è oggi un sotto corridoio complementare rispetto all’asse Kiev-Lisbona che passa da Gorizia attraverso la Val di Susa. “E’ l’undicesimo corridoio per importanza in Europa – spiega Rossi – ed è diventato tale negli anni passati anche per merito della Toscana. Ora l’impegno deve essere a portarlo tra i primi dieci, perché i primi dieci, quelli prioritari, possono contare anche su finanziamenti europei mentre gli altri ne sono esclusi”. Un invito a fare squadra tra le regioni d’Italia e le regioni periferiche marittime, che contano Umbria e Marche ma anche tutta la costa da Nizza fino all’Andalusia. Una discussione che, oltre all’Unione europea, dovrà coinvolgere il Governo.

“Il corridoio, che passa da Ancona e si collega fino a Grosseto – conclude Rossi – aiuterebbe anche lo sviluppo dei porti di Livorno e Piombino e un ‘Italia di mezzo unita aiuterebbe a far valere le nostre ragioni”. Ecco perché – aggiunge – mettere insieme Toscana, Umbria e Marche, pur restando ciascuno toscano, umbro e marchigiano, penso che sia la mossa da fare. Queste regioni hanno un paesaggio, un’agricoltura, caratteri culturali e sociali per tanti aspetti simili. Il mondo cambia e non si può star fermi: bisogna guardare al futuro forti del nostro passato”.

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