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Toscana del sud, crescita edile: negli ultimi 10 anni la più bassa della Regione

Dall'Ance l'appello: “Invecchiamento degli edifici e ritardo infrastrutturale, sono i nodi da sciogliere per un rilancio del sistema delle costruzioni”

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GROSSETO – Andrea Tanzini, Presidente di ANCE Siena e della Consulta Edile Toscana Sud che riunisce con un accordo federativo i costruttori edili di Siena, Arezzo e Grosseto, interviene nuovamente sulle prospettive del settore e sui problemi infrastrutturali del territorio.

“Parto da alcuni dati – esordisce Tanzini – per fotografare lo stato attuale del patrimonio edilizio del territorio della Toscana del sud. In 10 anni abbiamo assistito ad una crescita del numero degli edifici, sia residenziali sia di altro genere, più bassa della media regionale (in particolare a Siena e Grosseto). A Siena, inoltre, il 51% degli edifici utilizzati a scopi residenziali risale a prima del 1945, mentre solo il 4,7% è stato costruito dopo il 2001 (ma ad Arezzo e Grosseto la situazione non è molto diversa). Dall’altro lato, sempre a Siena e Grosseto, il numero delle famiglie è cresciuto più di quello delle abitazioni con uno scostamento più alta di quello medio regionale (2,5% contro 1,8%). Questi dati confermano due esigenze di fondo: dobbiamo riqualificare e ammodernare il patrimonio edilizio, e dobbiamo recuperare nuovi spazi agli usi della comunità”.

“Prendo spunto – continua Tanzini – dal recente documento congiunto con il quale ANCE e Confindustria hanno avanzato proposte correttive all’impianto del DDL Stabilità 2016, per rimarcare l’importanza del rilancio del settore privato delle costruzioni, vista la latitanza di quello pubblico. In quel documento, che mi sento di sottoscrivere in pieno, si chiede tra l’altro proprio la rottamazione dei vecchi fabbricati ed incentivi per l’acquisto di abitazioni nuove in classe energetica elevata. Entrambe queste misure, vista l’età dei nostri fabbricati, avrebbero un impatto significativo per il nostro territorio”.

“Vorrei aggiungere – prosegue Tanzini – che è anche l’ora di proporre un nuovo paradigma, oltre a quello secondo il quale il settore edile fa da traino al resto del sistema economico. Se il resto del sistema economico è messo nelle condizioni di crescere, è dalla sua domanda per impianti e strutture che il comparto edile può avere un’ulteriore spinta di rilancio. Ecco perché è necessario dotare il territorio delle infrastrutture necessarie perché sia appetibile per nuovi investimenti e non costituisca un elemento penalizzante per chi già vi opera.”

Il riferimento è ovviamente al ritardo infrastrutturale che, soprattutto per i fatti senesi e grossetani, – ma non solo – a seguito agli eventi alluvionali degli ultimi anni, è oggetto di articoli sulla stampa con cadenza quasi quotidiana. “Al territorio – prosegue Tanzini – serve il completamento della due mari, l’elettrificazione della linea ferroviaria nel senese e il potenziamento dei collegamenti con gli altri snodi regionali, serve la dorsale tirrenica”.

“Ma serve anche il rifacimento del raccordo SI-FI, la manutenzione ordinaria e l’ammodernamento delle strade secondarie ma essenziali per raggiungere fabbriche e case, il rifacimento della Cassia – vera bomba a orologeria che rischia di isolare metà della Provincia di Siena – quando ancora stiamo parlando di definire il progetto per un ponte provvisorio sul fiume Paglia chiuso da un anno e quando non si parla neanche più del ponte crollato nella stessa zona (Gallina) da quasi tre anni. Non possiamo impedire alle imprese di effettuare trasporti delle loro merci perché le strade non reggono i mezzi pesanti, non possiamo permettercelo!”.

Sono concetti ribaditi anche da Andrea Brizzi, Presidente di ANCE Grosseto, nella sua relazione all’Assemblea dello scorso 23 ottobre alla presenza, tra gli altri, dell’Assessore alle Infrastrutture della Regione Toscana Vincenzo Ceccarelli che, proprio in quell’occasione, ha ammonito sull’opportunità di un allentamento del patto di stabilità per garantire la sostenibilità degli investimenti.

“Mi auguro – aggiunge Tanzini – che tali temi, certamente non esclusivi del nostro territorio, diventino prioritari per il Governo come quelli legati all’occupazione, alle tasse o alle riforme istituzionali e che si intervenga con un piano generale che superi l’incaglio della situazione attuale dove responsabilità, risorse e decisioni, nella miriade di enti competenti e procedure farraginose, non trovano mai la loro collocazione definitiva”.

“Infine – conclude Tanzini – vorrei tornare al DDL Stabilità 2016 da poco approvato in Consiglio dei Ministri. Non possiamo che salutare con favore la rivisitazione del patto di stabilità con la possibilità per Comuni e Regioni di usare gli “avanzi” di gestione (o più semplicemente le risorse di cassa) per pagamenti e nuovi investimenti. Se l’iter parlamentare non stravolgerà la misura ci si potrebbe attendere un effetto stimato da alcuni in 6 miliardi di risorse sbloccate in tutto il paese. Dall’altro lato, gravemente, la situazione delle province non viene migliorata in maniera sostanziale: si riducono le risorse in misura minore del previsto lo scorso anno, ma non in modo sufficiente ad impedirne il dissesto. Delle due l’una: o si completa la riforma degli enti locali trasferendo competenze e risorse a Regioni e Comuni o si consente alle Province “dimagrite” di svolgere la loro attività con le risorse necessarie per strade e scuole in particolare”.

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