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A 49 anni dall’alluvione Grosseto ricorda la furia dell’acqua «Ha segnato la storia della città» fotogallery

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GROSSETO – «Il legame tra Grosseto e l’Ombrone continua a tenere viva l’attenzione su quello che, da essere un inestimabile patrimonio ambientale e paesaggistico, oltre che un’imperdibile occasione per il turismo locale, rischia troppo spesso ormai di diventare motivo di preoccupazione per l’incolumità dei cittadini». Così, alla vigilia dell’anniversario dell’alluvione il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi.

Era il 4 novembre del 1966. 49 anni fa la città veniva invasa dall’acqua e dal fango esondati dall’Ombrone. Giorni e giorni di piogge continue; i fiumi si erano ingrossati, i terreni erano ormai fradici, i campi allagati, nelle campagne la terra fangosa affondava sotto gli stivali. Poi alle 7.45 il fiume ruppe gli argini in tre punti e la città fu invasa dall’acqua: abitazioni, locali, bar. Il corso come un fiume con le case a fare da argine, le cose, gli oggetti trascinati via dall’acqua che raggiunse anche i tre metri. Ma anche le campagne furono devastate. Quando le acque si ritirarono lasciarono un carico di morte: gli animali, le mucche delle fattorie, tutte annegate. E per salvare la mandria morì anche il buttero della fattoria Acquisti, a Braccagni, Santi Quadalti che si gettò nelle acque per aprire il recinto e far fuggire gli animali e invece perse la vita assieme a quelle bestie che voleva salvare. L’opera di ricostruzione, guidata dal sindaco Renato Pollini, fu immane. Fu una specie di anno zero per la Maremma, ma, come ricordava lo stesso Pollini, la popolazione «non si pianse addosso ma seppe rimboccarsi le maniche per ricostruire la città».

«Il 4 novembre ricorre l’evento che più di altri ha segnato la storia del rapporto città-fiume. E che con devastante forza ha colpito uomini e cose – continua Bonifazi -. L’alluvione di 49 anni fa con l’esondazione dell’Ombrone rimane scolpita non solo nella memoria di chi l’ha vissuta, ma anche nelle nuove generazioni che ne hanno sentito i racconti o che ne hanno potuto constatare le tragiche conseguenze attraverso immagini, pubblicazioni, cronache dell’epoca. Quella drammatica giornata che l’amministrazione ricorda ogni anno con il pensiero alle tante persone che videro distrutti i sacrifici di una vita, a quanti si rimboccarono le maniche per ripartire subito, senza neanche trovare il tempo di lamentarsi, quella giornata deve rimanere un monito per sempre. Un monito, in primis, per chi nei diversi ruoli istituzionali, con funzioni e competenze specifiche, ha responsabilità di governo e salvaguardia del territorio».

«Da anni ormai il Comune di Grosseto non manca di impegnarsi a tenere alta l’attenzione, sottolineando la necessità di provvedimenti incisivi per la messa in sicurezza dell’Ombrone, la necessità imprenscindibile di destinare risorse regionali e nazionali per interventi di prevenzione rispetto al rischio di nuove esondazioni – puntualizza il primo cittadino del capoluogo -. Richieste che sono partite alla volta di Firenze e Roma e che mettono in evidenza quanto sia importante effettuare opere per contenere la portata del fiume in piena, a garanzia di una gestione più efficace anche dei gravi episodi di maltempo».

«Come sindaco di Grosseto ho chiesto a più riprese che a occuparsi dell’Ombrone fosse un soggetto unico (poi diventato il Consorzio di bonifica), cosa questa che può facilitare gli iter burocratici per il reperimento di risorse e la messa a punto di un piano complessivo di manutenzione e prevenzione. Da anni, supportato da studi e progetti di validi professionisti, propongo la realizzazione di alcuni invasi sui principali affluenti, per imbrigliare le acque contenendo così le piene e creando al contempo una riserva di acqua da utilizzare nei periodi di siccità, ma anche per restituire acqua allo stesso fiume nei momenti di criticità idrica. Tutto questo  – conclude Bonifazi – per evitare il ripetersi di altri episodi tanto gravi, quale quello che il 4 novembre del 1966 colpì così duramente la città».

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