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Scabbia in una scuola, la Asl spiega come riconoscere i sintomi e cosa fare

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FOLLONICA – A seguito dei casi di scabbia che si sono verificati in una scuola di Follonica, la Asl interviene a dare ulteriori informazioni su questa patologia e a tranquillizzare le famiglie.

A parlare è il direttore dell’Unità operativa complessa di Dermatologia della Asl 9, Riccardo Sirna, che spiega cosa è la scabbia, come avviene il contagio, come si cura, quali sono le modalità di profilassi per chi è a contatto con persone colpite da questa dermatosi.

“La scabbia è una infezione della pelle fastidiosa, ma non grave; il contagio avviene in condizioni particolari di contatto prolungato e, soprattutto, si cura con facilità” spiega Sirna.

“È provocata da un acaro, il Sarcoptes scabiei che si incunea sotto la pelle, dentro lo strato corneo, producendo arrossamento e prurito, anche intenso, in particolare negli spazi interdigitali di mani e piedi, ai polsi, alle ascelle, nelle pieghe della pelle in genere – prosegue Sirna -; nei casi più gravi dal collo in giù, mai sul viso o in testa. Il contagio avviene di solito per un contatto diretto e prolungato con una persona colpita dal parassita, oppure condividendo il letto e la biancheria, come avviene nella normale vita di tutti i giorni. Non si prende la scabbia con una stretta di mano o un contatto sporadico”.

“Il contagio avviene soprattutto di notte, dato che l’acaro, solitamente ubicato in gallerie che scava nello strato più superficiale della cute, esce da questi cunicoli ed è più facile che si ritrovi nelle lenzuola, nelle coperte, nei materassi, ecc. Durante le ore notturne, infatti, aumenta anche il prurito e questo aspetto diventa uno dei segnali più tipici e più significativi della scabbia. Per tutte queste considerazioni, possiamo affermare – aggiunge Sirna – che l’ambiente scolastico non è favorevole alla trasmissione della scabbia anche se, con lo scambio di indumenti personali o intimi, è teoricamente ipotizzabile”.

“Il periodo di incubazione, dall’infezione alla comparsa dei sintomi, è di circa 3 – 6 settimane, il tempo necessario a completare alcuni cicli del parassita. In fase iniziale, la scabbia provoca un prurito molto leggero, che può passare inosservato allo stesso paziente finché l’infezione non diviene conclamata – spiega la nota della Asl -. Una volta fatta la diagnosi, considerando che gli acari non sono visibili ad occhio nudo e che occorre un esame al microscopio, la terapia è una pomata a base di permetrina che viene applicata per due volte a distanza di 24 ore e che porta alla guarigione nel 98 per cento dei casi. Nel restante 2 per cento si provvede ad un nuovo trattamento che di solito è risolutivo”.

“Lo stesso trattamento viene prescritto ai contatti della persona infetta, anche se non hanno i sintomi. È, inoltre, opportuno lavare biancheria e indumenti a temperature non inferiori a 60 gradi, utilizzare prodotti antiacaro per la pulizia di poltrone, divani, tappeti, materassi oppure chiudere materassi o cuscini e ciò che non può essere facilmente lavato a secco o in lavatrice, in sacchi di nylon per almeno 7-10 giorni, sufficienti perché i parassiti muoiano”, conclude Sirna.

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