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A Civitella torna alla luce la tomba etrusca delle “Foglie d’oro”

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CIVITELLA PAGANICO – A seguito della segnalazione dell’Associazione Archeologica Odysseus, la Soprintendenza Archeologia della Toscana ha proceduto allo scavo d’urgenza e documentazione di una tomba a camera fortuitamente individuata a Casenovole, nel Comune di Civitella Paganico, in prossimità di Casale di Pari. La sinergia e collaborazione istaurate negli ultimi anni tra Comune di Civitella Paganico, Associazione archeologica e Soprintendenza, hanno portato, già tra 2007 e 2011, all’indagine di una significativa porzione della necropoli al servizio di un piccolo abitato etrusco non ancora individuato, ubicato non lontano dalla sponda destra dell’Ombrone, in un’area compresa tra i suoi affluenti Farma ed Orcia.

Il territorio situato intorno al massiccio dell’Amiata, gravitante sul bacino dell’Ombrone, anche se non fittamente popolato in epoca etrusca, doveva essere infatti contraddistinto da insediamenti sparsi di piccole dimensioni dislocati lungo la valle, fondamentale via di penetrazione dalla costa verso l’entroterra chiusino, senese e volterrano. Dopo le tombe dello Scarabeo, con pregevoli oreficerie auree, del Tasso, con corredo di urne e olle (vasi globulari) esemplificativo del tipo di ricchezza e benessere “medio” delle aristocrazie locali, e delle Tre uova, che eccezionalmente ha restituito gusci d’uova pressoché perfettamente conservati, l’attenzione e la cura per la salvaguardia del patrimonio culturale locale hanno portato a una nuova significativa scoperta.

La tomba a camera in corso di scavo, databile tra IV e III sec. a.C., seppure sconvolta e particolarmente difficile da indagare perché scavata nel bancone naturale a grande profondità e raggiungibile attraverso un lunghissimo dromos, ha restituito resti di individui inumati e di un ricco corredo che doveva in origine annoverare, oltre a materiale ceramico, vasellame metallico e oggetti di ornamento personale in oro.

Tra questi si distinguono numerose sottili lamine d’oro in forma di foglia lanceolata, forse parte di un più complesso diadema indossato da uno dei defunti, foglie d’oro che hanno suggerito il nome di questa sepoltura, portata alla luce grazie ai volontari dell’Associazione guidati dal funzionario della Soprintendenza Maria Angela Turchetti, dal presidente dell’Associazione stessa Andrea Marcocci, dall’archeologo Leonardo Berbardi, dall’antropologo Stefano Ricci Cortili, dal funzionario per le Tecnologie della Soprintendenza prof. Paolo Nannini.

Molto resta ancora da fare, dopo lo scavo archeologico, per la tutela dei beni mobili e immobili rinvenuti. La salvaguardia del sito e la messa in sicurezza delle strutture indagate e la loro conservazione nel tempo, il restauro dei corredi, lo studio degli stessi e, auspicabilmente, la loro fruizione pubblica attraverso l’edizione dei risultati, mostre temporanee o permanenti, preferibilmente una musealizzazione in loco. «È compito istituzionale di questo Ufficio – spiega il soprintendente, Andrea Pessina – attuare le migliori strategie di salvaguardia e conservazione ma anche, quando possibile, di fruizione pubblica delle strutture e dei materiali rinvenuti. Anche in un momento particolarmente sfavorevole per la mancanza pressoché totale di risorse finanziarie, la Soprintendenza intende perseguire ogni forma di intesa e collaborazione utile a raggiungere l’obbiettivo di tutela che istituzionalmente gli è proprio ed è pertanto in questa ottica che ritiene particolarmente preziosa la collaborazione con enti pubblici ed associazioni di volontariato, quali il Comune di Civitella Paganico e l’associazione Odysseus».

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