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Centrale a Biomasse, Papini «Non si farà: l’annuncio dopo i nostri solleciti»

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ROCCASTRADA – «Il prezioso, impegnativo e documentato lavoro del Comitato Val di Farma e la grande partecipazione popolare alle iniziative da esso”messe in campo”, sono stati gli elementi fondamentali per ribaltare l’iniziale posizione favorevole del PD alla costruzione della mega centrale a biomasse all’interno del Bacino del Gesso e a far dichiarare al sindaco Limatola, qualche giorno fa, che non si farà e che quindi verrà stralciata dalla variante». È soddisfatto il consigliere comunale del “Comune di tutti” Canzio Papini in merito al futuro della centrale a biomasse.

«Già al convegno del 26 ottobre 2014 dichiarammo che sarebbe stato logico e necessario dividere la variante in due documenti separati per dare risposte immediate alla pluralità dei siti occupazionali e produttivi interessati – prosegue Papini – in quanto la complessità delle problematiche inerenti la costruzione della centrale poteva dilatare i tempi dell’approvazione, come poi purtroppo è avvenuto. Salutiamo con gioia questo annuncio avvenuto, guarda caso, dopo che il 7 settembre il nostro Gruppo ha inoltrato al sindaco un sollecito per la convocazione di un Consiglio comunale per approvare la variante, adottata 14 mesi fa, chiedendo ancora lo stralcio della centrale dal documento e mettendolo al corrente che da informazioni da noi assunte presso le aziende interessate risultava la loro decisione di rinunciare all’investimento».

«Dopo tutto questo tempo perso adottando la tattica “del vediamo che succede e poi decidiamo” è più che mai necessaria una rapida convocazione del Consiglio comunale per l’approvazione della variante – chiede Papini -, Consiglio in cui, come del resto già ampiamente dichiarato in tutte le sedi, saremo fermi sulla nostra posizione da subito contraria alle zone D individuate in posizioni “sospette e fonte di contraddizioni tecnico-amministrative”, contrarietà rafforzata dalla convinzione che il Bacino del Gesso sia già praticamente zona industriale perché vi si trasforma il prodotto escavato».

«Si può quindi, a nostro avviso, utilizzare una parte delle zone non più soggette ad escavazione per la costruzione dei capannoni necessari per il ricovero dei mezzi, la realizzazione della fabbrica per la produzione di profilato metallico e del suo immagazzinamento e procedere senza indugi ad iniziare i lavori di ripristino nelle zone non utilizzate per tali scopi. Convinti che la “vittoria” contro le mega centrale a biomasse vada perseguita anche al di là dei confini comunali, per mettere al sicuro l’ambiente e la salute – conclude Papini -, sempre in data 7 settembre 2015, abbiamo inviato una lettera al presidente della Regione Toscana ed all’Anci Toscana contenente, tra l’altro, la richiesta di adoperarsi per il ritiro del DM 6 luglio 2012 propedeutico a far divenire tali impianti, laddove esistono, dei veri e propri smaltitori di RSU».

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