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Blocco dei contratti del “pubblico”: Grosseto ha perso 35 milioni di euro di Pil

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GROSSETO – Oggi pomeriggio Rossana Dettori, segretaria nazionale della Funzione pubblica della Cgil, ha incontrato i delegati dei comparti pubblici e delle aziende private che operano nei servizi appaltati per confrontarsi sul tema della riforma della pubblica amministrazione e del rinnovo dei contratti.

«Rispetto alla Legge di stabilità – ha dichiarato Dettori – ieri il Governo ha presentato solo delle slide e non i testi della legge. Già questo la dice lunga. Quello che sembra cero è che i già pochi 300 milioni previsti per i rinnovi contrattuali della Pa, sarebbero stati ridotti ad appena 200. Una cifra inaccettabile, dopo sei anni di blocco dei contratti. Giova ricordare che al rinnovo dei contratti si è arrivati grazie alla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco della contrattazione. Se con 300 milioni l’aumento lordo mensile per i pubblici dipendenti era di 7,80 Euro al mese – 40 centesimi al giorno – con 200 milioni arriviamo a cifre ridicole. Quindi, o cambiano i saldi, o sarà mobilitazione in tutto il Paese».

In provincia di Grosseto sono circa 6.000 i dipendenti – tra pubblici e privati cui si applica un Ccnl pubblico – interessati ai rinnovi contrattuali, e rappresentano quasi il 10% dei lavoratori dipendenti di tutto il territorio.

«Dal 2009 – ha sottolineato Dettori – il blocco del contratto, secondo stime nazionali, ha determinato una perdita media sui 4.000 euro a testa, il che per questa provincia ha significato circa 25 milioni di euro in meno sul prodotto interno lordo. Dico questo perché, aldilà del tema delicatissimo della qualità del servizio pubblico, spesso, quando si spara a zero contro i dipendenti pubblici come si è fatto in questi anni, non si ha la consapevolezza dell’apporto della Pubblica amministrazione ai sistemi economici locali.

In 8 anni (2007-2015) – ha aggiunto Dettori – sempre nella provincia di Grosseto si sono persi 400 posti di lavoro per la mancata sostituzione delle persone ritiratesi in pensione. Questo significa ulteriori 10 milioni di reddito in meno in circolazione, ed una mancata occasione occupazionale per gli 8.500 disoccupati molti dei quali giovani e con alto livello di istruzione. In tutto, tra mancato rinnovo contrattuale e blocco del turn over, il territorio grossetano ha perso in questi anni 35 mln di euro che potevano alimentare produzione, commercio e servizi».

«La Corte dei Conti – ha proseguito la segretaria generale della Fp – ci dice anche che mentre a livello nazionale è calato il costo del personale, la spesa pubblica complessiva è aumentata. Gli sprechi dunque non stanno certo nel costo del lavoro e i sacrifici chiesti ai lavoratori non hanno prodotto risultato.

Tornando alla realtà di Grosseto, non è ancora quantificabile quanto perderà questo territorio rispetto al reddito – che si sposterà altrove anche in termini di servizi e posti di lavoro – per via dei vari processi di riorganizzazione avviati e di quelli in atto e in prospettiva futura. Che nascono tutti da una logica di tagli che non darà risparmi. Penso ad esempio alla riorganizzazione di provincia, Camera di commercio, Banca d’Italia, che produrranno inevitabilmente perdita di reddito e perdita di opportunità di occupazione. Processi di riordino schizofrenici, che come i tagli lineari non tengono conto delle caratteristiche dei territori su cui sono calati dall’alto. È evidente che la maremma, con un tessuto socio economico debole fondato su servizi e terziario, territorio vasto e poco antropizzato, servito male sia dalla grande viabilità che dalla viabilità interna, non è assimilabile a realtà come Firenze o Pisa, per fare un esempio».

«Quando c’è allerta meteo, ciascuno di noi pensa a cosa significa abolire la Provincia. Cosa significa la riorganizzazione della sanità quando ti senti male a Pitigliano? Per ogni impresa che chiude o ha difficoltà, qui più che altrove si pensa ha senso la presenza di una Camera di commercio che oltretutto viene accorpata a un territorio più forte, ma comunque economicamente in crisi. E ancora, va bene riorganizzare gli uffici del Governo, ma cosa rimarrà dello Stato sul territorio?

Siamo stanchi di proclami, slogan e battute via twitter…invece di pensare ad un’idea di Stato più vicina al territorio e ai cittadini che valorizzi le professioni e il lavoro pubblico, il Governo continua a mettere in atto politiche di soli tagli, di controriforme per penalizzare i lavoratori fino al demansionamento e la messa a rischio dei posti di lavoro».

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