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Agromafie e caporalato: la Cgil presenta il rapporto sul fenomeno

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GROSSETO – Prima iniziativa delle quattro previste dal progetto educativo #direfareantirazzismo

A pochi giorni dalla videoinchiesta di corriere.tv sul fenomeno del reclutamento di manodopera al nero per la vendemmia che si svolgeva nel piazzale del distributore Agip sull’Aurelia a sud di Grosseto, la Flai Cgil di Grosseto presenta il secondo rapporto “Agromafie e Caporalato Flai–Cgil” curato dall’ Osservatorio Placido Rizzotto. L’appuntamento, organizzato in collaborazione con il “Forum cittadini del Mondo”, è per venerdì 16 Ottobre alle 16.30, nella sala Pegaso in piazza Dante a Grosseto.

A presentare il rapporto sarà Francesco Carchedi docente all’Università La Sapienza di Roma, curatore del rapporto e coordinatore scientifico dell’Osservatorio Placido Rizzotto, Maurizio Brotini,
segretario regionale Flai-Cgil e Claudio Renzetti,
segretario provinciale Cgil.

«Sono mesi – sottolinea Renzetti – che stiamo indagando su un sistema non trasparente di reclutamento di manodopera per l’agricoltura rispetto a un problema come il caporalato, già rilevato dieci anni fa ma per contrastare il quale non si è fatto praticamente nulla. A costo di ripercorrere la filiera al contrario, a patire dai quintali di uva prodotta nella nostra provincia con relative giornate di lavoro scaricate per tale operazione, questa volta siamo intenzionati a fare emergere in modo analitico i numeri di un fenomeno che si è alimentato nel silenzio generale.

Per la Cgil quest’iniziativa è solo un punto di partenza, e in seguito vogliamo far emergere in modo analitico i risvolti locali di un fenomeno che non può più essere sottovalutato.

La Cgil e la Flai sono impegnate da sempre nel contrasto alle organizzazioni della criminalità organizzata che s’infiltrano nella filiera agroalimentare. Questa iniziativa di presentazione del secondo rapporto su Agromafie e caporalato della Flai-Cgil, sta dentro le nostre battaglie di tutela del lavoro legale e punta a sensibilizzare un’opinione pubblica un po’ troppo distratta rispetto a fenomeni pericolosissimi, che danneggiano lavoratori e imprese agricole che operano nel perimetro della legalità.

Se è vero, come è vero, che una delle più solide prospettive di sviluppo economico del nostro territorio è legata al settore agroalimentare, allora dobbiamo sviluppare gli anticorpi per difendere filiere che possono creare buona occupazione e valore aggiunto per tutta la nostra comunità. La criminalità organizzata, infatti, è in grado di  condizionare pesantemente l’economia delle filiere agroalimentari: dalla produzione agricola, alla gestione del mercato del lavoro, fino ai processi di trasformazione e commercializzazione, che vedono ad esempio i mercati ortofrutticoli e la logistica connessa al centro di un rinnovato interesse mafioso».

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