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Inceneritore, il Psi fa chiarezza: «Metodologia di smaltimento rifiuti superata»

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SCARLINO – «Non si capisce come il Psi possa essere uscito sulla stampa locale con la richiesta di un impianto di incenerimento nuovo al Casone, se non in ossequio all’incredibile e contestabile trovata del governo, che, con lo “Sblocca Italia” prevede la costruzione sul territorio nazionale di altri 12 inceneritori, e li fa assurgere al rango di “insediamenti strategici di preminente interesse nazionale”. Trattare l’argomento inceneritore di Sarlino, parlando di dimensionamento, appartiene ad una cultura superata quanto e più dell’obsolescenza di un sistema di smaltimento rifiuti, storicamente appartenente al passato, da escludere dal novero dei servizi per chiunque abbia il buonsenso superiore ai propri interessi economici». L’attacco è di Roberto Culatti, membro del consiglio nazionale, nonché dell’esecutivo provinciale del Psi.

«Esistono nel mondo ed in Italia esempi, fulgidi e consolidati da anni ed anni di pratica, che dimostrano la triplice convenienza di altri metodi di smaltimento, che prescindono radicalmente dall’incenerimento. La raccolta differenziata spinta ed il conseguente riuso e riciclaggio dei rifiuti dà sicurezza totale dal punto di vista ambientale, moltiplica le unità lavorative addette ed è economicamente più vantaggiosa – aggiunge Culatti -. In tutto il mondo civile non si costruiscono più inceneritori, i quali, indipendentemente dalle dimensioni, immettono comunque nell’ambiente sostanze inquinanti aggiuntive, impegnano lavoratori in quantità limitata e spesso, come in Italia, hanno un conto economico positivo grazie ai ben noti CIP6, cioè ai prezzi incentivati per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili “assimilate”, come i rifiuti urbani».

«La Federazione Psi di Grosseto, nel giugno 2013, dimostrando il proprio orientamento per un’alternativa occupazionale in loco a salvaguardia dei lavoratori dell’inceneritore, aveva già espresso a mezzo stampa la propria preoccupazione per la permanenza dell’inceneritore di Scarlino, dopo che un rilevamento di diossina aveva denunciato inequivocabilmente la pericolosità dell’incenerimento dei rifiuti urbani trasformati in CDR (combustibile da rifiuti), come la combustione in genere, tanto più che le emissioni dell’impianto di Scarlino Energia si aggiungevano e si aggiungono a quelle degli altri stabilimenti dell’area industriale del Casone, e concludeva chiedendo “una struttura di controllo, continuo ed a gestione diretta, di ogni emissione potenzialmente inquinante, proveniente dall’area del Casone”. Soprattutto chiedeva “il superamento delle vecchie metodologie di raccolta e smaltimento dei rifiuti, con l’introduzione progressiva in ogni comune grossetano della raccolta differenziata spinta”».

«Dell’argomento sembra sia stato investito – conclude Culatti – un sedicente organo locale di coordinamento, certamente non scaturito dalla volontà di una sezione, che non risulta venga convocata dal maggio dell’anno scorso».

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