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Accoglienza, «il modello toscano funziona». A Grosseto i migranti custodi dell’arte fotogallery

GROSSETO – «Un modello che funziona». Lo definisce così Leonardo Marras il sistema di accoglienza dei migranti voluto dalla Regione Toscana. Piccoli centri diffusi nel territorio, dove «si facilita il rapporto con la comunità, l’incontro e l’integrazione». Un modello da valorizzare che a Grosseto ha prodotto anche un progetto unico che nasce dalla collaborazione tra la cooperativa Uscita di sicurezza, la Fondazione Grosseto Cultura e il Comune.

Per questo oggi su iniziativa del gruppo Pd del consiglio regionale, ha fatto tappa anche in Maremma il tour dei consiglieri regionali “dem” in visita in 24 città della Toscana per raccontare altrettante progetti di accoglienza. L’iniziativa si chiama #lacosagiusta e a Grosseto è stata ospitata al Cassero senese, luogo simbolo di un innovativo progetto che vede coinvolti proprio i migranti ospitati a Grosseto.

Qui alcuni ragazzi ospiti della città e provenienti dall’Africa si occuperanno da volontari delle mostre d’arte in programma in questi giorni.

«In Toscana abbiamo capito – dice Marras – che il fenomeno delle migrazioni deve essere gestito come un servizio pubblico e in modo serio: deve essere economico ed efficace».

Nella nostra Regione sono già 250 le famiglie che si sono rese disponibili ad accogliere migranti e 100 sono gli appartamenti privati messi a disposizione e «questo dimostra come le comunità locali non la considerino un’invasione, ma soltanto un fenomeno che deve essere gestito nel migliore dei modi».

«Quando si accolgono persone in piccoli centri si riesce – aggiunge Marras – anche a conoscere le storie e i motivi che hanno portato i migranti a lasciare il loro paese. Noi oggi vogliamo raccontare proprio queste storie, come quella di Tigani che tutti qui chiamano Tj».

Progetto Accoglienza Migranti visita Pd

È un ragazzo del Togo e sarà uno dei volontari che opererà al Cassero. «Adesso – dice – qui in Italia sto bene ed sono felice di poter fare qualcosa per ricambiare l’accoglienza ricevuta, prima a Marina e poi a Grosseto». Vorrebbe incontrare i suoi bambini, ha due figli piccoli, uno di 7 e uno di 4 anni, e da quasi due anni non li vede.

Tj è arrivato in Italia quasi per caso. Un amico, arabo, quando era in Libia gli ha detto: “Scappa, non rimanere qui, scappa con loro che hanno una barca e possono portati lontano”.

Tj è nato in Ghana, lì si è fatto una famiglia e costruito un lavoro: era un muratore, il caposquadra di dieci operai. Ha lasciato il suo Paese per sfuggire alla morte, minacciato perché comparso nel video di un’emittente internazionale che testimoniava la crudeltà degli scontri tra cristiani e musulmani. Così è andato in Togo, con la famiglia, e poi in Libia. Ma in nessuno di questi paesi si può vivere con tranquillità, c’è violenza, barbarie, ferocia e quasi nessun controllo, nessun contrasto. L’Italia, l’Europa, significano per loro, prima di tutto, una speranza di vita ed un enorme sacrificio per ricominciare da zero, come nascere una seconda volta.

«Stiamo pensando – conferma Loriano Valentini, presidente della Fondazione Grosseto Cultura – di ripetere anche in futuro progetti di questo tipo e che il rapporto con la cooperativa Uscita di sicurezza diventi un rapporto stabile».

All’iniziativa hanno partecipato anche gli assessori del comune di Grosseto Antonella Goretti e Giovanna Stellini e i responsabili della cooperativa Uscita di sicurezza.

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