Il Giunco.net - Notizie in tempo reale, news in Maremma di cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

«Non si cancella la memoria». Marras e Sani lanciano l’appello. Sel fa polemica con il Pd

MAGLIANO IN TOSCANA – Sul caso della messa in vendita della scuola di Maiano Lavacchio, luogo della memoria, legato all’eccidio dei martiri d’Istia, intervengono oggi il capogruppo Pd in regione Leonardo Marras, l’onorevole Luca Sani e Marco Sabatini, coordinatore provinciale di Sel.

“La scuola di Maiano Lavacchio – scrive Marras – dove furono uccisi il 22 marzo del 1944 11 giovani e dove sulla lavagna fu scritto da una delle vittime “Mamma, Lele e Corrado un bacio” è bene della collettività, testimone del nostro passato e non può essere venduta. Quella lavagna, appesa dal dopo guerra nella stanza del sindaco di Grosseto, è un simbolo e un monito. Così lo sono anche quelle povere mura. Pensare di dare via un luogo protagonista di una pagina della nostra storia vuol dire pensare di vendere un pezzo di memoria, ed è un errore imperdonabile. Solo ricordando, solo raccontando e studiando gli avvenimenti, più o meno recenti, possiamo vivere con consapevolezza il presente e costruire un futuro solido. E ricordare la storia è anche vivere i luoghi in cui è stata scritta, come la scuola di Maiano Lavacchio dove sono stati processati e uccisi i Martiri d’Istia. Le difficoltà economiche dei Comuni e le ristrettezze a cui sono obbligati i bilanci degli enti pubblici in questo periodo non possono giustificare la scelta di privare la collettività di luoghi preziosi e con un immenso significato. Sono, anzi, luoghi da proteggere, conservare con cura e valorizzare, da far conoscere il più possibile perché ciò che è stato non si ripeta». Intanto proprio Marras ha lanciato una petizione online (www.change.org/p/diego-cinelli-sindaco-di-magliano-in-toscana-non-vendere-la-scuola-di-maiano-lavacchio?)

Sulla stessa linea anche Luca Sani. «Ci sono simboli che per una comunità rimangono sacri, perché rappresentativi di una memoria largamente condivisa. Per la nostra comunità provinciale lo è senza dubbio la scuola di Maiano Lavacchio, dove il 24 Marzo 1944 una banda nazifascista fucilò 11 ragazzi renitenti alla leva. Luoghi costitutivi della nostra identità come Niccioleta, dove fu compiuto un rastrellamento e furono ammazzati alcuni minatori, o la miniera di Ribolla, nella quale nel 1954 persero la vita 43 operai in un tragico incidente al pozzo Camorra».

«Vendere la scuola di Maiano Lavacchio – aggiunge Sani -, quindi, sarebbe un errore madornale e significherebbe tradire la memoria di chi è morto per i valori democratici. Per questo mi auguro che il vasto campo antifascista si mobiliti e trovi il modo di tutelare e salvaguardare l’edificio di Maiano Lavacchio, nel rispetto della memoria dei nostri morti».

Più politica la posizione di Sinistra Ecologia e Libertà che attacca direttamente il sindaco Diego Cinelli. «Quando si sostiene e si vota un sindaco di Fratelli d’Italia come Diego Cinelli – scrive Sabatini – accade anche che il luogo simbolo della resistenza e dell’antifascismo grossetano venga venduto per fare cassa. Una scelta che, giustamente, il gruppo Viva Magliano Viva guidato dalla nostra Eva Bonini ha sempre contrastato in consiglio comunale quando l’amministraizone ha deciso di inserirla nel piano delle alienazioni. Evidentemente il primo cittadino di Magliano non conosce la storia del suo  Comune oppure, più probabilmente, tenta di oscurarla. L’alienazione della Scuolina di Maiano Lavacchio simbolo della fucilazione dei Martiri d’Istia, undici giovani antifascisti renitenti alla leva, è un atto ignobile, finalizzato a cancellare la memoria storica della comunità maremmana; un atto che purtroppo non ci stupisce visto che l’amministrazione di Magliano in Toscana proprio in questi giorni ha rifiutato anche la petizione popolare da parte degli abitanti di Montiano che chiedevano di iscrivere proprio alla memoria dei Martiri d’Istia una via del paese».

«Di tutto ciò vanno ringraziati “profondamente”  – conclude Sabatini – coloro che, per comodo e con accordi sottobanco, hanno permesso che per la prima volta un sindaco di destra guidasse un comune antifascista come Magliano in Toscana, il tutto perché sconfitti alle primarie o magari per garantirsi un sostegno da “destra” alle prossime elezioni nel comune di Grosseto»

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Il Giunco.net, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.