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Regolamento urbanistico: il Tar boccia alcune tavole e condanna il comune

MONTE ARGENTARIO – Appaiono alcune crepe nel regolamento urbanistico di Monte Argentario approvato tre anni fa durante il primo mandato del sindaco Arturo Cerulli. Alcune delle tavole e delle parti che lo compongono sono state, infatti, annullate dal Tar di Firenze che ha condannato l’amministrazione argentarina a rifondere 3000 euro di spese legali. Una notizia che, secondo quanto si vocifera in ambito forense, dovrebbe essere presto seguita da altre decisioni in materia visto che furono tantissimi i ricorsi giuridici che ebbero ad oggetto il nuovo regolamento urbanistico proposto nel 2012 da Cerulli.

Tutto è nato dalle rimostranze e dal ricorso della signora Matilde Waldner, rappresentata e difesa dall’avvocato Aldo Soldani, proprietaria di una villa sita nel Comune di Monte Argentario all’interno di una zona che il nuovo strumento urbanistico aveva riconosciuto come alle restrizioni normative di ambito di tutela e valorizzazione del paesaggio (AMT). In pratica il Comune aveva identificato quella zona in tal maniera, dunque non edificabile, nonostante esistesse già in loco un immobile: elemento questo che non costituiva, secondo l’amministrazione, un intralcio visto che «la presenza di un singolo manufatto non osterebbe all’individuazione dell’area di elevato pregio naturalistico quale Ambito».

Ma i giudici del Tar hanno ritenuto di respingere l’eccezione della difesa comunale poiché le norme di salvaguardia del precedente piano strutturale di riferimento «sono destinate ad essere operative fino all’approvazione dello strumento regolamentare e la sua rielaborazione con riguardo al caso di specie può portare ad un risultato più favorevole per la ricorrente rispetto alla normativa urbanistica vigente» e, soprattutto che, «contrariamente a quanto asserisce la difesa comunale, la mancata urbanizzazione è condizione necessaria ma non sufficiente per l’inserimento di un’area in tale AMT, dovendo aggiungersi anche la mancanza di edifici o opere infrastrutturali che rappresenta pertanto un elemento necessario a tale scopo. Deve quindi ritenersi che abbia errato l’amministrazione – hanno concluso i giudici – nel classificare in ambito AMT i fondi su cui insiste l’immobile della ricorrente, poiché la presenza di esso costituisce condizione ostativa».

Ecco il link della sentenza:

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=GPTXW6UWCBL4ARS4RJPPTVOEDU&q=Monte%20or%20Argentario%20or%20Soldani

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