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Made in Italy: obbligo sull’origine dei prodotti. E la Maremma esulta

Tistarelli, Latte Maremma "Il Made in Italy deve essere appannaggio di chi lavora in Italia"

GROSSETO – Il Consiglio dei ministri ha reso noto – in una nota pubblicata giovedì scorso – che “dà il via libera alla norma per reintrodurre obbligo indicazione dello stabilimento di produzione”. In questa frase c’è racchiuso l’atteso pre-finale di una battaglia mediatica che ha visto anche la Maremma in prima fila per lunghissimi mesi. Ovvero sin dall’introduzione del regolamento comunitario lo scorso dicembre.

“Finalmente possiamo tornare a tutelare il vero prodotto italiano – dichiara Fabrizio Tistarelli, presidente del Consorzio produttori Latte Maremma – e con lui anche il lavoro degli italiani. Non era accettabile che si potesse spacciare per italiano, toscano ma anche maremmano ciò che veniva prodotto all’estero. Prodotti stranieri che tolgono occupazione grazie alla complicità di legislazioni sbagliate e incuranti delle nostre pecualiarità. Il Made in Italy deve essere appannaggio di chi lavora in Italia, solo così facciamo ripartire l’economia”.

La questione è stata sin da subito presa a cuore da migliaia di sottoscrittori di una petizione online – ioleggoletichetta – che ha attirato l’attenzione anche dei produttori e delle insegne dei supermercati italiani. E tra questi proprio Latte Maremma. “In questi mesi – prosegue Tistarelli – abbiamo bussato a tante porte, abbiamo girato l’Italia, abbiamo fatto sentire le nostre ragioni in tutte le sedi competenti. E abbiamo incontrato anche persone straordinarie con cui abbiamo condiviso questa grande battaglia e presto la più dolce delle vittorie. Il nostro ringraziamento come Consorzio ma anche come cittadini va a persone come Vito Gulli (Generale Conserve n.d.r.), Raffaele Brogna (ioleggoletichetta.it n.d.r.) e a tutta la grande e piccola distribuzione organizzata”.

Dunque è grande la soddisfazione alla centrale di via Scansanese per questa decisione tanto attesa e presa dal governo anche se già si guarda avanti, ad un’altra questione spinosa. “Adesso metteremo mano alla questione latte in polvere – conclude Tistarelli – Si vuole permetterne l’utilizzo nella produzione del formaggio? Allora lo si dichiari in etichetta. Basta con le furbate ai danni dei consumatori”.

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