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A rischio decine di posti di lavoro nelle scuole comunali. Rischia chi ha più esperienza

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GROSSETO – «Il Comune di Grosseto si trova come altri a fare i conti con le nuove normative sul lavoro nelle scuole, talvolta incapaci di affrontare un settore complesso come questo». A parlare è l’assessore del Comune di Grosseto Giovanna Stellini che prosegue «Corte di Giustizia europea e Governo stanno infatti mascherando dietro ad una sacrosanta lotta al precariato, una serie di regole che impongono solo alle scuole comunali di non rinnovare l’incarico al personale con alle spalle più di tre anni di collaborazione, di supplenze o docenze di sostegno a servizio dello stesso datore di lavoro (nel nostro caso, questo Comune), se non con contratti a tempo indeterminato. Questa scelta mette seriamente a rischio la continuità scolastica. Non considerare le strutture comunali allo stesso modo di quelle statali, che godono di deroghe, è prima un danno che un errore perché le prime garantiscono un servizio di qualità eguale alle seconde».

«Solo a Grosseto, tra i pochissimi comuni rimasti a gestire direttamente tanti nidi e scuole dell’infanzia, rischiamo di non poter più far lavorare decine di persone – prosegue Stellini -. Ma lo Stato e l’Europa sembrano non tenere conto di queste persone, dei vincoli di stabilità, degli enti locali ridotti a gabellieri e sempre più poveri. Pur condividendo molti dei principi riformatori dell’azione di Governo, non posso accettare questo specifico ma fondamentale passaggio. No, mi dispiace, non è così che si riforma il mondo del lavoro scolastico. Non certo prendendosela con la condizione lavorativa più debole facendo finta di aiutarla. Nuove circolari ministeriali, nate a seguito delle proteste dell’ANCI, sembrano voler chirire meglio i contorni della vicenda ma, di fatto, mantengono inalterata la situazione: quelle persone non possiamo più chiamarle. Deve essere chiaro che il personale delle scuole comunali vale come quello delle scuole statali, che abbia insegnato a Livorno piuttosto che a Grosseto; ha le stesse professionalità e, soprattutto, ha gli stessi diritti».

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