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«Meno speculazione e più serietà», la ricetta di Confagricoltura sul caporalato

GROSSETO – «Meno speculazione e più serietà. Un morto sul lavoro non è merce per provocatori e giornalisti senza scrupoli». In merito ai recenti casi che hanno funestato il settore agricolo, prende la parola il presidente di Confagricoltura Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, puntando il dito su un sistema che non regge.

«Purtroppo queste cose accadono e il problema del caporalato deve essere combattuto. Mi domando e vi domando: il caporalato si sconfigge con la repressione o con un mercato del lavoro meno costoso, con una remunerazione dei prodotti agricoli adeguata, con la lotta alla concorrenza sleale di Paesi che importano prodotti agroalimentari a costi irrisori? Bisogna iniziare a cambiare il sistema, anche quello della grande distribuzione che si diverte a giocare sui prezzi giocando al ribasso acquistando le primizie all’estero per poi costringere i produttori italiani a svendere il proprio prodotto. Sorrido, quando vedo Martina affannarsi a predisporre il Piano di azione per il contrasto al caporalato e al lavoro irregolare in agricoltura e la Rete del lavoro agricolo di qualità a varare proposte e progetti per trovare una soluzione al problema, selezionando le aziende virtuose. L’impressone è che si voglia chiudere la stalla quando i buoi sono già fuggiti da tempo. La verità vera è che questo governo, come i precedenti, non ha fatto nulla di ciò che avrebbe dovuto fare, salvo dichiararsi “semplicemente” dispiaciuti».

Vivarelli ricorda che Confagricoltura ha sempre prestato attenzione al deprecabile lavoro sommerso auspicando una migliore attività di intelligence da parte degli organi di vigilanza affinché si concentrino sulle violazioni gravi e non sulle irregolarità formali. «La risposta migliore alla morte dei lavoratori sfruttati – conclude il presidente di Confagricoltura Grosseto – è cambiare le regole del gioco e tutelare in primis l’agroalimentare italiano. Avremo sicuramente meno caporali, aziende agricole più strutturate capaci di produrre un reddito adeguato e lavoratori formati. Ma forse è e rimarrà semplicemente il sogno di una notte di fine estate».

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