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«Per investire sulla salute puntiamo su agricoltura sana». La proposta di Cia

«Una sana agricoltura, basata sulle buone tradizioni del passato, è l’unica strada percorribile per la nostra salute e per la salute del nostro pianeta», è la riflessione del Presidente della Cia di Grosseto Enrico Rabazzi che si appella anche al mondo scolastico invitandolo a fare la propria parte.

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GROSSETO – «Le discussioni sul futuro del nostro pianeta, sulla qualità della vita e sull’aumento di molte patologie richiedono una riflessione urgente su che tipo di progresso, e non parlo di sviluppo, vogliamo intraprendere e come dimostrato dai tanti convegni internazionali organizzati anche  ad Expo è oramai dimostrato che un ragionamento di questo genere non può prescindere dal ruolo che vogliamo dare al settore primario. Come associazione di agricoltori siamo i primi a dire che senza agricoltura non c’è futuro, allo stesso tempo affermiamo che serve urgentemente un cambio culturale poiché il futuro del settore agricolo, e dunque anche il nostro, non può che passare da un ritorno al passato». Con queste parole il vicepresidente regionale e presidente della Cia – Confederazione Italiana Agricoltori – di Grosseto Enrico Rabazzi inizia la propria riflessione sul futuro a medio termine della nostra agricoltura.

«Quando si tratta di scegliere lo smartphone o il tablet da acquistare – continua Rabazzi – cerchiamo di prendere il meglio, la stessa cosa non si può sempre dire quando scegliamo cosa portare sulle nostre tavole, qui anzi vige la legge del prezzo più basso a scapito di chi produce eccellenze e, soprattutto, della nostra salute. Se prendiamo come esempio le farine, ma potremmo prendere ad esempio qualsiasi altro alimento, quelle più nocive alla salute (la 0 e la 00) sono anche le meno costose mentre il tipo più salubre (la farina 2) è la più cara e anche la meno conosciuta e di conseguenza quella che raramente arriva sulle nostre tavole. E questo, come detto, malgrado sia quella che meno crea intolleranza e cattiva digestione. L’esempio della farina è solo uno dei tanti, si potrebbe infatti parlare dell’olio di oliva o dell’ortofrutta ( spesso priva di etichetta ) ma la lista sarebbe lunga».

«Si deve lavorare per trovare una soluzione, una presa di coscienza collettiva, che ponga fine a questo paradosso che ci spinge ad acquistare beni più nocivi arricchendo le multinazionali a scapito dei lavoratori onesti. Serve un’opera di educazione dei cittadiniconsumatori che deve iniziare dalle scuole – dice Rabazzi – si devono educare i nostri bambini e i nostri giovani ad una sana e corretta alimentazione e abituarli ad un corretto comportamento come consumatori: mangiare meno e meglio comprando meno e meglio. Solo così potremo assicurare un futuro ai nostri figli, al nostro pianeta e alla nostra agricoltura».

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