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Il rilancio dell’agroalimentare di qualità. Contro le sofisticazioni alimentari fotogallery

MANCIANO – Ingredienti di qualità, ma anche particolare attenzione nella fase di trasformazione e al ciclo di produzione. Nasce da questo presupposto la campagnia di Legambiente contro le sofisticazioni alimentari e a tutela del consumatore. Una delle eccellenze in Maremma, in fatto di presidi agroalimentari di qualità, è certamente rappresentata dal Caseificio Sociale di Manciano. Non è la prima volta che il percorso di Legambiente si intreccia con questa realtà che vanta più di cinquant’anni di attività e che opera con una raccolta latte che spazia dalla provincia di Grosseto a quella di Viterbo, basata prevalentemente su allevamenti a conduzione familiare.

«Un esempio concreto da seguire – dice Angelo Gentili della segreteria nazionale di Festambiente -, soprattutto per le buone pratiche di sostenibilità ambientale e di risparmio energetico. Gli ingredienti di qualità rappresentano un punto di partenza fondamentale al quale si aggiunge il ciclo produttivo, altro aspetto a tutela del consumatore. E’incoraggiante vedere un’azienda come questa che ha adottato un programma per ridurre le emissioni di anidride carbonica, un segnale importante e una strada tracciata da seguire».

«Crediamo che la sopravvivenza dei nostri allevatori passi attraverso una maggiore qualificazione della produzione di Pecorino Toscano Dop – precisa Carlo Santarelli, presidente della cooperativa -. Anche per questo abbiamo lanciato il programma “Amico del Cuore”, con un pecorino ottenuto dal latte di ovini liberi di pascolare in modo da garantire una produzione di acidi grassi “buoni” che si ritrovano nel formaggio. Un impegno che purtroppo resterà vano se i consumatori saranno orientati su scelte basate solo sull’aspetto economico. Dal nostro punto di vista non possiamo offrire un prodotto dal prezzo più basso, ma certamente un prodotto garantito».

Una battaglia sulla qualità e la tutela che in questo ultimo periodo diventa vitale, non solo a carattere locale, ma anche allargando i confini. Una lotta che dovrà riguardare anche l’Europa, in modo che l’utilizzo di latte in polvere nelle trasformazioni alimentari non diventi una spiacevole abitudine.

 

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