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Regione «Accoglienza diffusa dei migranti ha ben funzionato. A settembre saranno 6.500»

FIRENZE – Se accoglienza diffusa dei profughi sia, tale deve essere anche nei fatti: tutti i Comuni e territori devono dunque fare la loro parte. Lo chiedono i sindaci che già hanno raccolto l’appello e da mesi ospitano migranti, lo chiede la Regione: anche per non vanificare le virtù del modello che nel 2011 con la prima ondata dal nord Africa ha ben funzionato, evitando la creazione di grandi tendopoli o centri di smistamento con centinaia di ospiti, e che ben può funzionare anche oggi.

Un modello sostenibile e che faciliti l’integrazione, con un ruolo attivo giocato dai sindaci e la gestione dei profughi in capo ad associazioni. Di più: con i migranti che grazie anche agli accordi presi dalla Regione con l’Inail e un protocollo messo a disposizione di tutti gli attori, che le associazioni stanno firmando in questi giorni, d’ora in poi potra nno ancora più facilmente essere impiegati su base volontaria (gratuitamente) in piccole manutenzioni e lavori socialmente utili per la comunità, muniti di adeguata copertura assicurativa a costo zero per enti e committenti.

Si è parlato di profughi stamani a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, sede della presidenza della Regione. Il presidente della Toscana Enrico, con a fianco l’assessore Vittorio Bugli che da un mese ha in capo l’intero fascicolo ‘profughi’, ha chiamato a raccolta i sindaci e amministratori di tutta la regione. Un’ottantina almeno i presenti, una ventina hanno preso la parola: per raccontare quello che stanno facendo, per spiegare le difficoltà ma anche il dovere o l’opportunità di non chiudere la porta e tapparsi gli occhi.

I numeri parlano chiaro. Sono già quasi cinquemilacento i migranti arrivati in Toscana nel giro di un anno: settecento solo a luglio. A settembre, si stima, potrebbero salire a seimilacinquecento. Fra il 2011 e 2013 furono molti di meno: cinquecento dalla Tunisia, altri mille e trecento provenienti dall’intero continente africano e in fuga dalla Libia. Furono ospitati in oltre cento centri. Qualcuno rimase pochi giorni, altri si trattennero più a lungo: mai sono stati più di mille e seicento allo stesso tempo. Ma anche se i numeri sono diversi, per la Regione il modello di accoglienza diffusa può ancora funzionare e rimane il più virtuoso.

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