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A Capalbio Libri si parla di sclerosi multipla con Bruno Manfellotto, Mariolina Sattanino e Laura Ballio

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CAPALBIO – Continua l’appuntamento con la buona lettura. In piazza Magenta quinta serata con Capalbio Libri dalle 19.30 il festival sul piacere della lettura ospiterà sul palco, alle ore 19:30, i giornalisti Bruno Manfellotto, Mariolina Sattanino e Laura Ballio, amici e colleghi di Claudio Rinaldi, autore del libro postumo “Ultimo volo della sera”- Feltrinelli, grande direttore di settimanali italiani, scomparso nel 2007. Il dibattito comprende le letture di alcuni brani dei libri, interpretati da Irene Grazioli Fabiani. La conduzione della serata è invece affidata alla giovane Ginevra Bersani.

Claudio Rinaldi (Roma 1946-2007) è stato uno dei più grandi giornalisti italiani, l’unico ad aver diretto i tre più importanti settimanali d’informazione del nostro paese: “L’Europeo, “Panorama” e “l’Espresso”. Comincia da “Panorama”, un settimanale che vuole i fatti separati dalle opinioni; Lamberto Sechi nota il talento di questo giovane sconosciuto e lo porta con sé all’“Europeo”: Rinaldi ne diventa presto direttore. Nel 1985 Mario Formenton lo chiama a dirigere “Panorama”. È allora che Rinaldi scopre di avere la sclerosi multipla, ma continua il lavoro con la piena fiducia dell’editore. Nel 1990, in seguito all’acquisizione da parte di Silvio Berlusconi del gruppo Mondadori, lascia “Panorama”. Nel 1991 Carlo De Benedetti gli affida la direzione dell’“Espresso”, malgrado l’aggravarsi della malattia. Nel 1999 Rinaldi deve lasciare, ma continua a scrivere fino all’ultimo: tiene rubriche da opinionista sull’“Espresso” e su “Repubblica” e infine avvia il blog Italia Loro. Feltrinelli ha pubblicato Ultimo volo della sera (2015).

IL LIBRO – Ultimo volo della sera, di Claudio Rinaldi. Dati: 2015, 382 p., brossura. Editore: Feltrinelli (collana Varia)

Dentro il labirinto della sclerosi multipla che ha cominciato a consumarlo da giovane, l’io narrante ripercorre le stagioni della sua vita. Lo fa mescolando secondo una progressione non lineare gli anni della giovinezza (la famiglia cattolica, gli studi universitari, le ragazze, il vento della protesta), la formazione culturale e politica, il lavoro come giornalista, il presente della malattia. Il ragazzo che voleva essere un poeta come Montale e che conquistava le ragazze senza fatica è ancora desto e per tutto il tempo della sua ricognizione narrativa “dialoga” con Daria, misteriosa interlocutrice, divisa fra provocazione e imperio, scomposta e controcorrente, presente sempre e assente per definizione. Daria è un fantasma che lo aiuta a tener legato il tempo della malattia e quello, ricchissimo, della sua esistenza. Gli anni di Lotta continua, lo strappo ai tempi della morte di Calabresi, il matrimonio, il lavoro nei giornali, il riflusso, le scosse telluriche della società degli anni ottanta, i ricchi salotti milanesi, il rigore dell’informazione, l’astro dell’imprenditore Berlunesque, la fabbrica dell’obbedienza. Con sapida ironia e dolenti aperture contemplative, il narratore si chiede se il tempo della politica non sia stato altro che “un calderone enorme” in cui tuffarsi, si commuove alla morte del padre (“un rapporto che doveva esserci e non c’è stato mai”), sente la bella prossimità di un’insegnante che ha sempre creduto nella sua eccellenza. Daria deve e può continuare ad aspettare.

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