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I Maremmani nel Mondo: Sara, ingegnere in California ma spera di poter lavorare in Italia

a cura di Giulia Carri

BERKLEY CALIFORNIA – Sara Ticci 31 anni di Ribolla, nel comune di Roccastrada. Vincitrice di un dottorato internazionale in Ingegneria Edile, sta portando avanti la sua ricerca sul recupero sostenibile degli edifici residenziali negli USA.

Cosa ti ha spinta ad intraprendere questo percorso internazionale?
“Mi sono laureata a Firenze in Ingegneria Edile nel 2009 e per due anni ho lavorato in uno studio di ingegneria e architettura, sempre a Firenze. Nel 2012 la professoressa con la quale ho fatto la tesi mi propose di concorrere ad una borsa di studio per un dottorato internazionale che prevedeva dai 9 ai 12 mesi di studio all’estero. Da tempo volevo fare un’ esperienza di lavoro fuori dall’Italia, ho lasciato il lavoro e ho deciso di provare. Dopo aver vinto la borsa di studio sono partita per Braunschweig nella bassa Sassonia, dove ho lavorato tre mesi all’Università TU “Carolo Wilhelmina”, con cui l’università di Firenze è gemellata.”

Come è stata l’esperienza tedesca?
“Nel lavoro mi sono trovata molto bene. L’università è funzionale e organizzata, così come le loro città, che sono belle e molto avanzate da un punto di vista energetico ed ingegneristico. Siamo partiti in 10 dal mio corso di dottorato, quindi è stato più semplice ambientarmi dato che non ero sola, ma la socialità tedesca è stata per me difficile da vivere. Non sono riuscita a creare molti rapporti al di fuori del mio gruppo di colleghi. Non credo sarebbe un posto ideale per me dove vivere, anche se potrebbe esserlo professionalmente.”

Dopo i tre mesi in Germania sei tornata a Firenze?
“Sì. Ho lavorato lì per un paio di mesi come assistente del mio tutor italiano portando avanti la mia ricerca, mentre valutavo le varie opzioni per proseguire il dottorato nei rimanenti nove mesi che mi mancavano da trascorrere all’ estero.”

Perché hai scelto la California?
“Volevo perfezionare la lingua inglese quindi mi sono orientata verso università inglesi o americane. In California ho trovato un gruppo di ricerca che tratta di tecniche di ventilazione naturali e meccaniche che è quello che mi interessava approfondire per il mio dottorato. Mi sono messa in contatto con loro e, a febbraio 2014, sono partita per lavorare con il loro team all’Università della California a Berkeley.”

Come ti trovi in America?
“Berkeley è una realtà particolare dell’America, è una città universitaria internazionale e molto europeizzata. Ho conosciuto persone da tutto il mondo oltre a mangiare bene ed avere un clima piuttosto favorevole. L’Università è ricca di possibilità per i giovani ricercatori, lavoro con un team di persone molto competenti in strutture all’ avanguardia, è una grande esperienza professionale, non posso dire che qua si stia male! Quello che però emerge è la nostra differenza storica, gli USA sono un paese e una cultura giovane rispetto all’Europa e in particolare all’Italia, e questo si percepisce anche nelle conversazioni. Loro amano molto la Toscana, non solo per la bellezza ma per la nostra cultura e storia.”

Che progetti hai per il futuro?
“Andrò a Madrid con il gruppo di ricerca di Berkeley per partecipare ad un congresso e a settembre tornerò in Italia per gli ultimi mesi del mio dottorato e finire la tesi. Poi valuterò a seconda delle possibilità che si presenteranno. Non voglio arrendermi e spero di poter lavorare e utilizzare in Italia quello che ho imparato da queste esperienze internazionali, vedremo come andrà.”

Parlando di Maremma, torni spesso?
“Prima tornavo ogni tre settimane, dalla California sono riuscita solo in estate. Viaggiare apre la mente, fa vedere i limiti della nostra terra ma ti porta anche ad apprezzare le cose belle che abbiamo, come il nostro clima, il nostro mare e gli affetti, che mi mancano e che per fortuna posso vivere ogni volta che torno.”

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