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#viafrancigena: il diario del cammino. La 14esima tappa da San Quirico d’Orcia a Radicofani

Qui trovate tutte le tappe del diario: #viafrancigena: il diario del cammino

RADICOFANI – Quattordicesima tappa sulla Via Francigena. Oggi Marco Giovanelli ci racconta il cammino da San Quirico d’Orcia a Radicofani.

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Il protagonista assoluto di oggi è Ghino di Tacco. Il “bandito gentiluomo” o il Robin Hood della Val d’Orcia, come viene definito da molti.
Lui rappresenta un pezzo di storia su cui tornerò più avanti.
La tappa odierna ha tanti spunti importanti oltre il popolare personaggio. Il paesaggio, la natura, la mano dell’uomo, la fatica enorme del cammino, il caldo, la bellezza dei luoghi urbani, la storia è soprattutto un caldo da far paura.
Partiamo in formazione compatta. Con Richard e Alberto che si alternano come apri pista. Tengono un passo impegnativo, ma per fortuna si fermano anche loro a scattar foto e così riprendo fiato. Le scarpe nuove stanno facendo miracoli. Leggere, comode e con una suola spaziale che ti tiene inchiodato al suolo quando serve e ti fa tenere un buon ritmo soprattutto in discesa sui sassi.
In meno di un’ora siamo a Bagni Vignoni. Seguiamo le indicazioni della volontaria dell’ostello e prendiamo il sentiero che taglia l’ascesa a Vignoni. Oggi c’è già troppo da salire e la temperatura è caldissima già alle otto.
Ancora un’ora e siamo a Gallina per la prima sosta un po’ lunga. Si prende acqua e un panino per un breve pranzo e via verso la meta finale.
Lo scenario resta incantevole per buona parte del cammino. Poi la lunghissima salita per Radicofani.
L’ostello è proprio di fianco alla chiesa ed è gestito dalla Confraternita di San Giacomo di Perugia. Lo stile è quello di Santiago e il posto è proprio bello. Sono di turno i coniugi Giusta e Giuseppe. Arrivano dalla Sardegna e come tutti gli altri sono volontari che staranno una o due settimane.
Radicofani è una bomboniera. Nel piccolo centro storico vivono circa duecento persone ed hanno una gran cura per il paese. Una sola strada centrale con diverse stradine e piazzette. Ogni angolo è da fotografare.
Il paese si vede da chilometri di distanza perché rimane su una collina di rocce di origine vulcanica. In cima c’è la Fortezza che è il simbolo di Radicofani. Costruita alla fine del primo millennio ha vissuto fasi storiche diverse, ma resta il fascino dei tre anni epici in cui Ghino di Tacco se ne impossessò. Era la notte di Natale del 1297 quando il “bandito gentiluomo” espugnò la struttura che allora era di proprietà della Chiesa.
Il personaggio divenne noto dopo che suo padre e lo zio vennero decapitati nella piazza del campo di Siena. Lui è suo fratello la scamparono perché erano minorenni. La banda dei quattro compiva rapine in opposizione alla politica della Chiesa che fissava un livello di imposizione fiscale inaccettabile secondo molti nobili, quale erano anche loro.
Ghino di Tacco mise la sua base proprio nella fortezza inespugnabile di Radicofani e da lì continuava a rapinare, ma con l’attenzione di lasciare sempre qualcosa al malcapitato. La posizione del paese allora era fondamentale perché sotto passava la via Francigena che all’epoca era una delle arterie più importanti d’Europa.
Dante e Boccaccio dedicano alcuni passaggi al personaggio che in tempi recenti tornò a far parlare di se perché divenne lo pseudonimo di Bettino Craxi dopo una disputa con Scalfari. Il leader socialista era legato a Ghino di Tacco tanto da scriverci un libro e recarsi a Radicofani per esser immortalato di fronte alla statua posta nel parco che ritrae il Robin Hood italico con uno spadone.
La Fortezza ha una nuova vita da quando l’inglese Carmen, con il marito è il figlio Paul hanno aperto un punto ristoro e gestiscono il museo dentro la struttura. Un posto magico in cui si scopre molto della storia di questo angolo d’Italia. Carmen vive a Radicofani da 35 anni e si sente la sua passione per quel che fa. Questo è un tratto comune che si incontra da queste parti e meriterebbe ancor maggiore attenzione.
“Il nostro paese è molto legato al Varesotto – mi racconta Fernando che è l’anima storica del paese – Negli anni sessanta quelli che avevano voglia di lavorare vennero a Vergiate, Sesto Calende a cercar fortuna. Ci sono una quarantina di famiglie originarie di qui e una di loro apri anche un ristorante dal nome Ghino di tacco”.
Fernando è orgoglioso di raccontarmi anche dell’attività di sua moglie Silvana che gestisce il negozio Pane e companatico. Ne parla con una rara dolcezza. C’è un amore profondo nelle sue parole per Radicofani, ma soprattutto per la sua Silvana.
Lei la incontro in una viuzza mentre sto fotografando la Fortezza. “Una volta lassù non c’erano gli alberi. Ora l’hanno invasa. Mai vedeva da lontano la roccia vulcanica o la pepa come la chiamiamo qui”. La saluto e sto continuando il mio cammino alla scoperta del paese quando vedo che apre il negozio di chi mi parlava Fernando. Collego allora le cose scoprendo così che lei è la moglie di cui mi raccontava. Allora sono entrato e lei mi ha preparato un panino con la finocchiona e ha continuato a raccontarmi storie e farmi vedere foto del paese in varie epoche storiche.
Potrei scriverne per ore perché ci sono tantissimi spunti. Sui quaderni che ha aperto per i commenti delle persone che passano si trovano pellegrini e altri turisti provenienti da ogni zona del mondo. Pensieri commuoventi e lei ne va orgogliosa. Silvana è una donna accogliente, affascinante e piena di energia. Alle soglie dei sessant’anni ne dimostra molti meno, ma soprattutto ti invade con la sua carica.
È uno dei tanti incontri che porterò con me perché trasmette tutta la bellezza delle relazioni e dell’amore per il proprio paese. Oltretutto vissuto anche nella contemporaneità perché si usa Facebook per comunicare una volta lontani fisicamente. Pane e companatico dovrebbe esser considerato patrimonio dell’Umanità così come lo è la Val d’Orcia.
Ecco, con questo splendido scenario domani saluteremo la Toscana per mettere piede nel viterbese a partire da Acquapendente che sarà la meta della tappa prossima.
Stasera intanto ci attende una cena in stile sardo vista la provenienza di Giusta. Un tocco diverso anche di natura gastronomica e chissà cosa ne penseranno olandesi, catalani, inglesi r trevisani? Vi farò sapere domani come è andata.
Intanto resto immerso nella bellezza. Vi ricordo che scrivo con lo smartphone r quindi abbiate pietà per i tanti errori. Sono seduto su una panchina dei giardini pubblici ed ho di fronte a me tutta la valle del Paglia dove domani scenderemo.
A presto

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